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Alberghieri fine del boom

Pubblicato il
09 Gennaio 2022
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

In sei anni dimezzate le iscrizioni

L’anno d’oro fu il 2014 quando sembrava che tutti i ragazzi volessero fare i cuochi. Un boom di iscrizioni agli istituti alberghieri, soprattutto all’indirizzo cucina, che mise non poco in difficoltà il sistema. Il boom ha retto per qualche anno portando sempre almeno 50.000 ragazzi a iscriversi a una scuola alberghiera. Rincorrevano un sogno o la certezza di un lavoro? In entrambi i casi qualcosa è andato storto perché a partire dal 2019 le iscrizioni sono crollate, fino a superare di poco la soglia delle 30.000. Cosa non ha funzionato? Il sogno o la realtà? Tutte e due probabilmente e in parte anche l’incapacità di gran parte delle scuole di adeguarsi alle nuove necessità del mercato e formare questi ragazzi in maniera adeguata. Il resto l’ha fatto il venir meno dell’idea, affascinante ma sbagliata, che tutti potessero diventare grandi chef. Non a caso quel picco di iscrizioni nel 2014 corrisponde all’inizio della grande fascinazione televisiva di Master Chef ( e poi dei suoi cloni ). Fascinazione che poi si è scontrata con la realtà. Uno su un milione ce la fa, gli altri finiscono a lavorare 12 ore al giorno per paghe da fame. Non è un male se si riparte da capo. Le scuole (covid premettendo) avranno tempo per organizzarsi al meglio perché chi esce oggi da quelle scuole difficilmente sa cosa lo aspetta, i ragazzi (senza facili illusioni) avranno modo di misurare la volontà di avviare un percorso lavorativo che è lungo e impegnativo e magari avranno più strumenti per difendersi da chi se ne vuole approfittare.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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