Beatrice Segoni

Gli uomini? Li sfidavo a braccio di ferro
Con te partiamo dalle novità perchè sono belle e importanti. E’ ufficiale?
Si ormai è ufficiale lascio Firenze e l’Italia, un pò a malincuore, ma ho ricevuto una proposta che alla mia età non si può rifiutare. Ho sessanta anni e questo è un treno che passa, o ci sali o resti a piedi.
E dove ti porta questo treno?
Mi hanno offerto la posizione di chef in un ristorante a Dubai. Un grande compagnia, la Jumera che ha una serie di alberghi e ristoranti proprio sulla spiaggia di Dubai. Uno di questi sarà un ristorante toscano, si chiamerà “Bistecca”, e lo porterò avanti io. Mi hanno chiesto una cucina molto semplice, popolare, per valorizzare la traduzione italiana.
Questi giorni a Firenze come sono?
Terribile, io non ho mai visto Firenze così, nemmeno al tempo delle torri gemelle. Noi non abbiamo prenotazioni e quelle che avevamo sono state disdette fino a giugno.
Raccontaci un pò di te, come comincia la storia di Beatrice?
Ero stilista di moda e non avevo mai cotto un uovo al tegamino. Mi sono trovata dentro a un ristorante perché avevo sposato il proprietario. Eravamo a Senigallia e guardando quella cucina ho capito che volevo imparare. Ho cercato un maestro che mi insegnasse le basi e ricordo che per tutto il primo mese lui cucinava e io pulivo. A un certo punto dissi “ma io voglio imparare a cucinare, no passare le giornate a pulire” e lui mi dette una risposta che ancora ricordo: “se non impari a pulire non puoi imparare a cucinare”. Quello è stato l’inizio, poi il diploma, le scuole prima e le cucine poi in tutta Italia e finalmente il mio ristorante a Porto Recanati.
Quell’inizio da stilista ti ha aiutato?
Certo, è stato il mio contributo fin dall’inizio. La passione per i colori, gli accostamenti vengono da quella passione e da quell’esperienza. Moda e cucina hanno molte cose in comune.
Essere stata stilista ti ha aiutata e essere donna?
Meno, molto meno. Anche se devo dire io sono per metà uomo, ho un carattere forte e testardo. Quando dovevo assumere i ragazzi li sfidavo a braccio di ferro, se vincevano avevano diritto di parola ma se perdevano, zitti e lavorare. Fino a poco tempo fa in pochi vincevano, ecco mi sono fatta spazio anche così con la forza.
Quindi è più dura per una donna?
Molto, molto più dura. Non voglio fare la vittima ma è molto più dura che per un uomo, anche perché noi abbiamo l’atra parte di vita, i figli, la casa e non è facile. Ho tirato su due figli e so cosa vuol dire, è davvero più dura che per un uomo.
C’è comunque un movimento di donne che si sta facendo strada nella ristorazione italiana, lo vedi?
Si lo vedo e forse ci dovrebbero anche dire grazie perché abbiamo fatto da apripista quando essere donna in una posizione di guida in cucina era così raro. Oggi è un pò più facile, non voglio dire tanto, ma un pò più facile si.




