Buono, poco, prezioso
E’ l’extra vergine di oliva. Oggi in Italia se ne produce il 23% in meno di dieci anni fa
Di ritorno dalla tre giorni della Rassegna dell’Olio Extra Vergine di Oliva di Reggello trovo aggiornate le statistiche sulla produzione 2024 e la conferma che non sarà una grande annata, almeno per la quantità, confermando una tendenza che ormai continua da anni. Negli ultimi dieci l’Italia ha perso il 23% della produzione abbandonando il podio dei produttori internazionali saldamente in mano alla Spagna seguita dalla Tunisia e dalla Turchia con la Grecia che insegue. A Reggello abbiamo assaggiato ottimi oli e probabilmente quelli frutto delle prossime frangiture, se il meteo non farà scherzi, saranno anche migliori ma è chiaro che ormai siamo di fronte a una nicchia. Da una parte mai come ora si è fatta forte la campagna di promozione di questo straordinario prodotto, le cui qualità salubri erano note anche agli antichi, ma dall’altra non c’è nessuna possibilità di soddisfare un aumento di richiesta almeno con il prodotto nazionale, per non parlare di quello toscano. Per dirla più semplicemente se gli italiani si convertissero davvero all’uso di un olio evo nazionale al posto degli svariati olii di semi o degli improbabili oli mediterranei non ce ne sarebbe abbastanza per tutti. Figuriamoci in Toscana dove la maggior parte del prelibato oro verde se ne va all’estero dove non si fanno tante storie a pagare 30 e più euro per un litro.
L’Italia vanta comunque il primato mondiale per il consumo con 8,2 litri a testa all’anno e siamo anche il secondo esportatore di olio di oliva al mondo. Ma il primato a cui dovremmo essere più affezionato è quello delle varietà, nessuno come noi con oltre 500 genotipi di olive da olio con 42 Dop e 8 Igp.