Che ne sarà del cool?

Sono nato a Firenze, in Santo Spirito e ho vissuto a lungo in San Frediano.
Quasi metà dei miei anni li ho trascorsi nell’Oltrarno fiorentino, i quartieri storici e più popolari della città. Anche se è bene precisare che tra Santo Spirito e San Frediano ci corre come tra la Calabria e la Valle d’Aosta. Popolari entrambi ma mentre il primo sentiva la vicinanza della parte nobile della città il secondo annaspava nella miseria. Da una parte c’era via Maggio, la strada degli antiquari, dall’altra via dei Cardatori. Nella chiesa di San Felice la domenica si vedeva anche qualche nobile dell’aristocrazia fiorentina a quella del Cestello ci mandavano i preti scomodi, in punizione. I bei palazzi erano tutti di là da via dei Serragli, noi di qua avevamo l’Albergo Popolare. Ma io mi sono trovato sempre meglio di qua, insieme ai vagabondi, agli alcolizzati, ai raccoglitori di mercanzie varie. Dal vinaio, che allora non era per niente cool, mandavano me perché per una donna era sconveniente varcare quella soglia. Al bar all’angolo potevi sapere ogni giorno chi era entrato e uscito, non di casa ma di galera, che allora erano le Murate. Ripenso spesso al mio San Frediano e a come l’hanno ridotto i “flussi turistici”. Era diventato cool, addirittura il più cool al mondo. Nessun rimpianto, vivere in un quartiere popolare non era facile, se il destino era di essere la nuova Disneyland del cibo, pazienza. Ma ora? Ora che le centinaia di minuscoli e spesso improbabili ristoranti, pizzerie, birrerie, enoteche non sanno se riapriranno che ne sarà di quelle strade e di quelle piazze. Ora che gli abitanti sono stati scacciati, le botteghe trasformate, ora che sui campanelli ci sono solo numeri, chi popolerà quelle vie? E’ difficile immaginare un futuro dopo aver fatto un deserto.





