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E l’olivo diventa piccolo, piccolo

Pubblicato il
22 Maggio 2022
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Parte dalla Maremma la rivoluzione nel campo dell’olivicoltura con gli oliveti super intensivi.

Un po' c’entrano anche i cambiamenti climatici ma parecchio il fatto che l’olio extra vergine di oliva è sempre più ricercato sul mercato e il vecchio sistema di produzione non riesce più a soddisfare la domanda. I cambiamenti climatici c’entrano perché tutto spinge verso un’agricoltura di precisione, fortemente meccanizzata, con una forte riduzione di uso della mano d’opera e impianti che possano sopportare meglio le variazioni climatiche. Ma la vera differenza tra chi ha puntato sulle coltivazioni intensive o addirittura sulle super intensive la fanno le quantità. Da anni l’Italia, che pure produce un olio che è un’eccellenza assoluta, non è più al vertice dei paesi produttori scavalcata dalla Spagna (leader mondiale assoluto) ma anche dalla Grecia e presto dai paesi del Nord Africa. Così mentre da noi si abbandonano i piccoli oliveti, soprattutto in collina, sono in stato di abbandono nelle zone più vocate si assiste a un cambio di passo destinato a modificare il paesaggio e forse la qualità del prodotto. I nuovi protagonisti sono infatti gli oliveti super intensivi con oltre 2000 piante per ettaro che grossi investitori stanno piantando a partire dalla Maremma. Ovviamente niente a che fare con i vecchi oliveti, al posto delle piante secolari arrivano delle mini-piante messe a comporre dei filari e tirate su come cespugli. Tutto finalizzato alla meccanizzazione sia in fase di raccolta che di potatura. Ma l’allarme è scattato anche a proposito della qualità del raccolto perché un impianto di questo genere è adatto solo ad alcune cultivar e attualmente quelle che rispondono meglio sono quelle spagnole (Arbosana e Arbequina) e greche (Koroneiki).

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https://issuu.com/golagioconda/docs/01-2022_golag

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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