Il raviolo non trasmette

Ma davvero, anche da queste pagine, devo invitare gli amici a frequentare i ristoranti cinesi perché il raviolo a vapore non trasmette il corona virus?
La psicosi è davvero una brutta bestia e ieri sera a cena dall’amico Gianni Ugolini al ristorante Fulin ne ho avuto la conferma. Mentre mi ricordava l’impegno suo e dei collaboratori a offrire una cucina raffinata e elegante intorno a noi solo qualche coppia. Non è la concorrenza di Sanremo è la paura del cinese. E io non potevo crederci. Ma i fatti sono questi. I ristoranti asiatici sono vuoti, qualcuno ha già chiuso, altri mettono il personale in ferie. Vale per quelli economici e per quelli più prestigiosi, non è un problema di qualità. E’ un ingiustificato terrore, un cedimento della ragione. Come ci siamo arrivati? Io un pò penso sia anche colpa dell’accanimento di chi da anni ha bisogno di trovare sempre un nemico, di additare il diverso, di discriminare. E’ un razzismo subdolo che lentamente si è insinuato dentro di noi, pronto a esplodere alla prima occasione. Ed ecco che il virus l’ha offerta quell’occasione. E allora con fatica e incredulità, nella speranza che serva, vi ricordo che a mangiare cinese a Firenze o a Prato non c’è rischio di essere contagiati, che chi cucina per voi è spesso italiano da generazioni, che i prodotti vengono dalle nostre terre. Che i mondo è bello perché è vario e i nostri amici cinesi non meritano questo trattamento. Spero anzi che resistano e non ci lascino soli perché anche di cucina locale si può morire. Di noia.




