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Io lavoro!

Pubblicato il
11 Giugno 2025
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Solo il 18% delle persone con disabilità ha un’occupazione. Lo speciale della rivista

Se siamo arrivati fino a qui e non siamo straordinariamente ricchi di famiglia vuol dire che abbiamo lavorato. Avere un lavoro è una cosa normale per tutti noi, può essere quello che abbiamo sempre sognato o quello che ci è toccato, può essere che renda migliori le nostre giornate o può essere un peso. Anche la ricerca del lavoro, quando si è giovani o quando purtroppo lo si perde, fa parte della vita. Per tutti? No, proprio per tutti no perché se sei diversamente abile o comunque un soggetto fragile il mondo del lavoro è spesso un miraggio. Le ragazze e i ragazzi e le loro famiglie se ne accorgono quando finisce la scuola superiore, perché fino a allora, pur con mille difficoltà, c’è un percorso segnato. La mattina suona la sveglia e qualcosa si sa che succederà. A scuola può andare bene o meno bene, questi ragazzi possono trovare un ambiente inclusivo e familiare o forse no ma comunque hanno una ragione, un motivo per uscire di casa e stare con gli altri. Ma dopo? Per cosa suona quella sveglia se non c’è niente da fare? Sarebbe l’ora e l’età del lavoro ma se la tua condizione richiede un inserimento lavorativo speciale il percorso si complica. Ovviamente stiamo parlando non di piccole disabilità ma di patologie importanti come l’autismo o la sindrome di Down che relegano questi giovani spesso nell’attività. 

Il mondo dell’agricoltura e della ristorazione per molti di loro è diventata un’opportunità e su questo numero di Gola Gioconda abbiamo voluto dare spazio proprio a queste esperienze. Nella speranza che le occasioni si moltiplichino e nella certezza che ognuno può fare la sua parte, con i suoi tempi e i suoi modi, magari insegnando anche a noi a rallentare e stando attenti a non lasciare indietro nessuno. 

Scarica qui la rivista Gola Gioconda la rivista, giugno 2025

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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