La giornata contro lo spreco alimentare non è una festa

La situazione peggiora e l’obiettivo si allontana, cresce anche l’insicurezza alimentare
Il 5 febbraio è la giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, dovrebbe essere una battaglia comune per cittadini, imprese, istituzioni perché quelle tonnellate di cibo che finiscono nella spazzatura è un danno ambientale e d economico che non possiamo più permetterci. Ci sarebbero degli obiettivi dell’agenda ONU da rispettare e l’Italia si sta allontanando. I numeri sono spesso noiosi da leggere e qui ce ne sarebbero tanti, limitiamoci agli essenziali: finiscono nella pattumiera oltre 88 grammi di cibo per ogni italiano, ovvero oltre 600 grammi settimanali. Tradotto in soldi sono quasi 140 euro pro capite ogni anno, mentre lo spreco di filiera del cibo in Italia costa complessivamente oltre 14 miliardi euro, pari a un peso di 4 milioni e mezzo di tonnellate di cibo gettato dai campi, dove viene prodotto, alle nostre tavole (e pattumiere).
Nella giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare sono stati resi noti i dati anche relativi all’insicurezza alimentare, cioè quanto persone non hanno ogni giorno cibo in qualità e quantità sufficiente. Anche qui i numeri crescono di pari passo al numero delle famiglie in stato di povertà che sono oggi in Italia quasi 6 milioni di persone.
Paradossalmente sono proprio loro, lo dicono le statistiche, a sprecare più cibo perché ne comprano di peggiore qualità, lo conservano peggio, non hanno capacità organizzativa né cultura.




