La rivincita dei campagnoli
Dove stai? A Vicchio? E come fai?
Quante volte me lo sono sentito dire. Come farò? Prendo il treno, la macchina quando serve e vengo a lavorare a Firenze. Ogni giorno dedico ai miei spostamenti almeno due ore (ritardi e intoppi permettendo), a pranzo mangio sempre fuori e quando mi invitate all’ultimo momento a un aperitivo o a una cena dico, quasi sempre, di no. Perché siamo i pendolari, gente che ha scelto la campagna, un pezzo di terra, l’orto, il cane. Coltiviamo queste passioni e ne paghiamo il prezzo conseguente. Ma ora? Mi lasciate dire che, al netto della tempesta che ci ha colpito, questi giorni a casa sono la nostra rivincita. Domandatemelo ora come si fa a vivere in campagna. Ci si alza la mattina e dopo il caffè si porta fuori il cane. Quasi un ettaro di terra ci appartiene. Potrei girarci intorno per un ora e sarei sempre a casa mia. Ma potrei anche sconfinare nei cinque ettari adiacenti coltivati a grano o raggiungere la Sieve che dista giusto 200 metri da casa, senza incontrare nessuno. Oppure posso tagliare la siepe, l’erba, seminare le zucche, spargere il letame, fare il semenzaio ma anche prendere il sole in giardino. E, non lo dite a nessuno, ma quando è nevicato ci siamo bardati ben bene e siamo usciti. Era poca per un pupazzo ma due pallate le abbiamo fatte. La spesa? Se mangiassi tutte le uova che il vicino mi offre farei chicchirichì, il mio spacciatore di formaggi è sempre lassù sulla collina ed è aperto, dal mio macellaio la coda non c’è. In due settimane siamo andati una volta al supermercato e siamo a posto. In compenso ho comprato dei fiori che fanno più bella la casa e il giardino. Siamo i campagnoli, abbiamo smesso da tempo di coprirci con le pelli e in casa c’è anche la fibra. Ho Sky e Netflix, non perdo una serie e lavoro in video conferenza. Tornerò a lavorare a Firenze, se posso un pò meno, perché questa quarantena mi ha ricordato che vivere in campagna è bello e la vita una sola.