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La Valpolicella è un disastro

Pubblicato il
04 Dicembre 2024
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Speculazione edilizia, distruzione del paesaggio. Un industria del vino a cielo aperto raccontata nel libro Terre delle mie brame.

Presentato a Firenze a cura della Libreria Editrice Fiorentina “Terre delle mie brame” il libro con cui Gabriele Fedrigo descrive “il disastro della Valpolicella” tra stravolgimenti del paesaggio e speculazione edilizia a favore dell’industria del vino.

Per Giannozzo Pucci “questo libro descrive il disastro della Valpolicella soprattutto come una malattia dell’anima, del corpo, della bellezza e delle nostre radici, una malattia che ci spinge tutti insieme grandi e piccoli, vecchi e giovani, esperti e intuitivi, a cercare non solo le colpe ma le cure necessarie".

  Il libro descrive e documenta in maniera precisa e puntuale il "caso Valpolicella” ma come scrive Tomaso Montanari*, nella sua prefazione: Libri così potrebbero e dovrebbero essere scritti per il Chianti o per Firenze, per Venezia o per la costa del Salento. Cosa abbiamo fatto, in una o due generazioni, al giardino del mondo?

Ancora Montanari nella prefazione del libro scrive: "Questo è un libro raro. Perché è un pamphlet contro la distruzione per lucro di un luogo meraviglioso. Ma è anche un coltissimo atto di fede nella possibilità di abitare ancora la democrazia da cittadini, e non da sudditi. Perché è un libro contro: ma è anche un libro pieno di amore per la vita. E per la persona umana, nonostante tutto

 Gabriele Fedrigo vive a Negrar di Valpolicella (Verona). È autore di saggi su Paul Valéry, Michel Foucault e Roland Barthes. Sullo stravolgimento paesaggistico della Valpolicella ha scritto per QuiEdit (Verona) Negrarizzazione. Speculazione edilizia, agonia delle colline e fuga della bellezza (2010) e Riflessione di un perdigiorno. Il presepe di Negrar 2018 (2019). Del 2023 è Nel tempo che ci resta (QuiEdit).

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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