Mangiare a Firenze secondo Paolini

Dalle trattorie agli stellati c’è tutto nella guida del Gastronauta
La “pancia gonfia non stimola l’innovazione”, Davide Paolini il suo giudizio più importante lo offre nella prefazione prima di addentrarsi in un viaggio della ristorazione fiorentina che non presenta grandi sorprese. “Il condizionamento del turismo influisce e non poco” dice ancora Paolini che quindi non si stupisce di trovare nei menù soprattutto ribollita, pappa al pomodoro, bistecca e lampredotto, perché questo vogliono trovare i turisti in visita a Firenze. Eccezioni? “Un sasso in piccionaia”. Ma, come detto nella guida c’è tutto dal tre stelle Michelin (Enoteca Pinchiorri) a tante oneste trattorie, fuori e dentro le mura.
Paolini divide i 49 locali recensiti in categorie, le trattorie, i contemporanei, i gourmet, i Wine bar con ristorante. E poi la categoria dedicata a chi fa della bistecca la sua specialità, chi ha scelto il pesce e gli outdoor. La guida è in italiano e inglese, accompagnata da belle foto di Andrea Dughetti, una breve scheda sul ristorante con cenni storici e una ancora più breve sulla cucina. I gourmet ci sono tutti compresi i ristoranti negli alberghi che sembrano ormai la riserva in cui prova a resistere l’alta ristorazione in città. Nelle trattorie qualcosa manca, Gozzi per esempio in San Lorenzo avrebbe meritato la citazione fosse solo per il secolo di tradizione e per non aver venduto l’anima alle comitive.




