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Metti l'Artusi in video

Pubblicato il
27 Marzo 2020
Redazione Golagioconda
DI Sara Barbanera

La proposta è per tutti, si partecipa inviando clip da casa

Ve lo immaginate, voi, l'Artusi, Pellegrino Artusi che mentre passa il limone “per lo staccio” o si destreggia fra budino “diaccio”, cuscussù e cibreo (“intingolo semplice, ma delicato e gentile, opportuno alle signore di stomaco svogliato e ai convalescenti”), lui, il padre della cucina italiana, che con lo smartphone filma la ricetta e la posta così, come fosse il piatto rimediato delle sette della sera? Eppure il Comune di Forlimpoli, luogo di origine dell'Artusi, se lo è immaginato e per questo, nel bicentenario dalla nascita, ha lanciato il contest per realizzare un'edizione audio-video del “Manuale della buona cucina” di Pellegrino Artusi (1820-1911) video-cucinato dai cittadini, ovvero 790 persone, una per ciascuna ricetta. Ci ho provato, anche io, a immaginarlo: fra quegli attrezzi fuori moda e senza motore che trita, frulla e impasta, come un artigiano del cibo buono che tira fuori il sapore proprio delle cose che sono. L'esatto contrario del nostro tempo dove, a volte, fa più il video e la foto postata che la sostanza raccontata. E, nel tempo lento della clausura da virus, sono andata a ritrovarlo tra le pagine del vecchio Artusi di famiglia, un po' ingiallito ma dall'inconfondibile costa in rosso e oro. Ho viaggiato per qualche ora nella sua cucina, dentro a un libro che è una macchina del tempo: nella cura dei particolari, nella storia che racconta di ogni pietanza poco nota o controversa (il cuscussù...), nella generosa intenzione di insegnare la cucina e, insieme, la lingua a un neo-popolo che ancora non parlava un unico italiano. A riprova, in apertura, tutta la lista dei termini da chiarire, perché, sia detto, in cucina comanda lui, dalla A alla Z di zucchero vanigliato. E, tra le righe, addirittura, l'attualità di una ricetta che oggi sarebbe additata per discrirminazione di genere (n. 521): “Un buon rosbiffe è un piatto di gran compenso in un pranzo ove predomini il genere maschile, il quale non si appaga di bricciche come le donne, ma vuol ficcare il dente in qualche cosa di sodo e sostanzioso”. Ecco, sì, alla fine del viaggio fra odori e sapori, che sanno di nonna e festa paesana, ho pensato che sì, Pellegrino l'Artusi, avesse avuto lì uno smartphone, avrebbe anche video filmato le sue ricette, per raccontare di più e meglio, permettere anche agli analfabeti in cucina di riunire la brigata intorno a un menù con “pappardelle all'aretina” (n. 91), un “cignale dolce-forte” (n. 285) con “cavolo verzotto per contorno” (n. 453) e finale di “sformato di savoiardi con lo zabaione” (n. 684). Lui, che pubblicò per la prima volta nel 1891 a sue spese in 1000 copie quella “Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene” per venderla direttamente per corrispondenza: sì, forse anche lui avrebbe preferito... postarla!

Sara Barbanera

Redazione Golagioconda

Sara Barbanera

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