Natascia Santandrea

La nostra una storia di donne. Equilibrio e fiducia il nostro segreto
Quella del ristorante “La Tenda Rossa” è anche la storia di una famiglia, ma sopratutto di donne.
Si e per la verità tutto si deve a una donna, nonna Angela. E’ lei che alla fine degli anni ’60 in un paese, Cerbaia, dove non c’era niente, neanche le strade (almeno non quelle di oggi) lei si inventa l’idea di un posto dove si fa da mangiare. Lo propone alla figlia Maria e da lì tutto parte. Ma lei nonna Angela ci ha messo tutto, l’idea, il sostegno, anche economico e la forza per andare avanti.
Tutte donne fin dall’inizio?
Si a Maria si affiancano Fernanda e Paola, tra loro sono cognate, coetanee e insieme scoprono la passione per cucina. E’ presto il comando della cucina è tutto loro.
Ma un uomo ogni tanto lo avete fatto entrare in cucina?
Come no, in cucina c’erano le mogli ma gli uomini erano benvenuti. Lo zio Toni per esempio che ci ha sempre aiutato e poi lo zio Michele che, ancora, non solo entra in cucina ma ci prepara da mangiare.
C’è un uomo che cucina per voi?
Si ma non solo per noi, per tutto lo staff. Ma la nostra è una cucina aperta, abbiamo mantenuto quel clima di grande famiglia ai fornelli.
C’è un segreto in questa storia tutta al femminile?
Non so se può essere considerato un segreto ma l’ingrediente fondamentale di questa storia, iniziata cinquanta anni fa, è l’equilibrio, l’educazione e la fiducia che tra di noi non sono mai mancate.
Oggi un esperienza come quella che ha fatto nascere “La Tenda Rossa” sarebbe possibile?
Voglio sperare di si, per noi è stato importante sviluppare subito una forte empatia, questo ci ha aiutato a superare le difficoltà e la fatica che c’è stata. Chi entrava per la prima volta a far parte di questo gruppo aveva davanti esempi di donne che avevano messo l’anima in questa impresa.
Chiederlo a voi sembra ridicolo eppure il mondo della ristorazione è descritto come molto maschilista.
Lo so, ma qui è diverso davvero, non abbiamo gerarchie rigide, lavoriamo come una squadra. Qui le donne hanno rappresentato una corda fortissima a cui tutti si sono aggrappati, uomini e donne, ci siamo sostenuti. Ma capisco quanto per una donna questo lavoro possa essere difficile e più faticoso che per un uomo. Quando sono nate le nostre famiglie il problema si è posto anche per noi ma anche in quello ci siamo aiutate. Cambiare il giorno di chiusura, che oggi è la domenica, è stato pensato per questo per aiutare chi ha famiglia e almeno un giorno vuole stare con i figli.
Impossibile non parlare di quello che sta succedendo alla ristorazione, come vivete questo periodo?
Stiamo per riaprire dopo le ferie e misureremo subito la situazione. Vedo molto preoccupazione in giro ma vorrei dire che in ristoranti come il nostro le misure di sicurezza, compreso quella della distanza tra le persone, sono ampiamente garantire. Qui con gli spazi abbiamo perfino esagerato, altro che due metri….
E la mimosa te l’aspetti?
Certo, da mio figlio e anche dalla mamma. E poi c’è lo zio che va prenderla direttamente dall’albero. Saremo piene di mimosa.




