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Non è la fine della ristorazione

Pubblicato il
20 Aprile 2020
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Ci adatteremo e in tanti ce la faranno. Ma non tutti. 

Non so se andrà tutto bene, anzi sono quasi sicuro che proprio tutto bene non andrà. E’ inevitabile, abbiamo preso una mazzata che non era nemmeno immaginabile. Ma ora bisogna guardare avanti e capire come ripartire. Penso ai tanti amici ristoratori e a tutte le incertezze in cui si dibattono da settimane. Ne vedo tanti che elencano le ragioni, plausibili, per cui ripartire non sarebbe possibile. Poi ne vedo altri che il futuro prossimo provano a immaginarlo e ci scommettono. Io sto con loro. Ho grande rispetto per chiunque impegna risorse e energie per fare impresa nel rispetto della legalità. Chi ha puntato sul turismo di massa, sulla mercificazione della città, sul mordi e fuggi non ha commesso un reato, ha fatto una scelta e si è assunto un rischio, come fanno tutte le imprese. Oggi ha davanti un deserto e non si sa quanto è lungo. Anche chi ha fatto ristorazione per vocazione o tradizione vive tempi difficili, ma non è di fronte a un deserto. Abbiamo davanti un tempo, non certo, in cui mangiare, bere, prendere un gelato non potrà essere come prima. Per questo dobbiamo arrenderci? Non credo. Abbiamo grandi capacità di adattamento, forse rese un pò più deboli da stagioni in cui si è puntato più sulla quantità che sulla qualità, ma ora è su quelle che dobbiamo fare affidamento. Sono abbastanza maturo da aver visto fumare nei cinema e perfino nelle corsie degli ospedali. Sembrava normale, oggi non lo facciamo più. Nei negozi di alimentari c’era scritto che non si poteva sputare per terra, oggi nessuno lo farebbe. Ci siamo adattati, lo sapremo fare ancora una volta. Sapremo aspettare, rispettare le norme ma la voglia di uscire e di essere quello che siamo, animali sociali, vincerà ancora una volta. I ristoratori dovranno fare la loro parte. Lo Stato dovrà fare la sua. Ma pensare oggi che esiste un’alternativa a non riaprire perchè lo Stato ci assisterà è follia. E’ follia perchè siamo il Paese con uno dei debiti pubblici più alti al mondo e perchè, lasciatemelo dire, non sarebbe giusto. I soldi che ora, domani e dopodomani, lo Stato spenderà per sostenere questa straordinaria emergenza sono, appunto, soldi pubblici. Fiscalità generale e debito pubblico, non c’è altro. La prima la pagano gli onesti, anche gli infermieri giustamente eletti eroi nazionali, il secondo è il regalo, già sostanzioso, che lasciamo ai nostri figli e nipoti.

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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