Sempre più asini
Pubblicato il

La grammatica non c'entra
Se avete pensato agli strafalcioni grammaticali questa volta siete fuori strada. Ovviamente quelli ci sono, sui giornali, in TV, a scuola, nel parlare comune e c’è anche un grave fenomeno di analfabetismo di ritorno. Ma in questa notizia tutto questo non c’entra. La notizia è proprio che ci sono sempre più asini, per l’esattezza 59.000. Un aumento, certificato da Coldiretti, secondo cui la crescita sarebbe stata addirittura del 90% negli ultimi 10 anni. Siamo lontanissimi dal milione di asini che popolava le campagne, e non solo quelle, negli anni ’50 e probabilmente non torneremo mai a quelle cifre visto che oggi l’asino ha quasi esaurito la sua funzione di mezzo di trasporto e di animale da lavoro. Ma allora che ci fanno con tutti questi asini? Al primo posto c’è l’inserimento dell’asino nelle attività terapeutiche (onoterapia), nelle attività turistiche (escursioni a dorso d’asino) ma sopratutto la produzione di latte. La spinta maggiore allo sviluppo degli allevamenti, dice ancora la Coldiretti, è venuta dal fatto che in Italia nascono ogni anno circa 15.000 bambini con allergie gastrointestinali dovute a intolleranza al normale latte di mucca e, per quelli che non possono essere allattati al seno, il latte d'asina, che ha caratteristiche simili a quello materno, rappresenta una valida alternativa per non far mancare un nutrimento essenziale alla crescita. Il latte d’asina va alla grande anche in cosmesi (ma questo i nostri antenati l’avevano già scoperto), per i massaggi, le creme e anche come shampoo. Tra le razze più diffuse una è toscana: l’Amiata.
Se avete pensato agli strafalcioni grammaticali questa volta siete fuori strada. Ovviamente quelli ci sono, sui giornali, in TV, a scuola, nel parlare comune e c’è anche un grave fenomeno di analfabetismo di ritorno. Ma in questa notizia tutto questo non c’entra. La notizia è proprio che ci sono sempre più asini, per l’esattezza 59.000. Un aumento, certificato da Coldiretti, secondo cui la crescita sarebbe stata addirittura del 90% negli ultimi 10 anni. Siamo lontanissimi dal milione di asini che popolava le campagne, e non solo quelle, negli anni ’50 e probabilmente non torneremo mai a quelle cifre visto che oggi l’asino ha quasi esaurito la sua funzione di mezzo di trasporto e di animale da lavoro. Ma allora che ci fanno con tutti questi asini? Al primo posto c’è l’inserimento dell’asino nelle attività terapeutiche (onoterapia), nelle attività turistiche (escursioni a dorso d’asino) ma sopratutto la produzione di latte. La spinta maggiore allo sviluppo degli allevamenti, dice ancora la Coldiretti, è venuta dal fatto che in Italia nascono ogni anno circa 15.000 bambini con allergie gastrointestinali dovute a intolleranza al normale latte di mucca e, per quelli che non possono essere allattati al seno, il latte d'asina, che ha caratteristiche simili a quello materno, rappresenta una valida alternativa per non far mancare un nutrimento essenziale alla crescita. Il latte d’asina va alla grande anche in cosmesi (ma questo i nostri antenati l’avevano già scoperto), per i massaggi, le creme e anche come shampoo. Tra le razze più diffuse una è toscana: l’Amiata.




