Supermercati pieni ristoranti vuoti. Perchè?

Il Corona Virus passerà e ci lascerà qualcosa su cui riflettere.
Prendiamo l’assalto ai supermercati nei primi giorni di diffusione del virus, anche in zone dove non c’era nessun allarme oggettivo. Mia madre, che aveva conosciuto la guerra e la fame teneva in casa una piccola scorta alimentare. Farina, qualche pacco di pasta, una bottiglia di olio, un pò di legumi. Arrivò anche per noi il boom economico ma quell’abitudine di tenere in dispensa qualcosa “perchè non si sa mai”, non la perse. Sono quasi sicuro che nessuno di quelli che ha fatto a botte per entrare in un supermercato ha visto una guerra e provato un giorno la fame. No, loro avevamo paura di altro. Di non poter partecipare più al rito collettivo dell’abbondanza, della spesa compulsiva, della gioia del possesso. Nessuna necessità, solo bisogni indotti.
E i ristoranti? Possibile che gli stessi che hanno vissuto ore in coda alla cassa di un supermercato avessero paura di sedersi al tavolo di un ristorante? Non credo. Eppure la crisi ha colpito in ugual modo pizzerie e ristoranti stellati. Certo fa effetto vedere l’immensa offerta gastronomica delle città turistiche quasi completamente respinta. Un ristorante vuoto fa sempre tristezza. Ma in quel caso, passata la tempesta, occorrerà anche fare una riflessione sulla fragilità di un sistema che ha puntato tutto sulla quantità e nulla sulla qualità. Ma soffrono anche i nostri amici che la ristorazione la fanno con passione. Soffrono perchè “la cena fuori” è ancora vissuta come un evento eccezionale, ovviamente se le risorse lo consentono, ma anche se l’occasione lo richiede. Insomma in tempi in cui la preoccupazione e la negatività prendono il sopravvento in pochi hanno pensato che un buon pranzo potesse essere consolatorio. Peccato perchè anche in tempi di corona virus mangiare bene aiuta a vivere meglio.
Foto di Arno Niesner da Pixabay




