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Gola Interviste

Bosco di Mezzo, un tavolo nel Mugello

Barbara Carcasci, home restaurant

La proposta di home restaurant di Benedetta lontano dal turismo di massa 

Barbara Carcasci, home restaurant

Bosco di Mezzo home restaurant

Bosco di Mezzo home restaurant

Barbara Carcasci, home restaurant

Gola gioconda - Bosco di Mezzo home restaurant

L'intervista

Intervista di Maurizio Izzo

Benedetta Carcasci, fiorentina ma da 25 anni vive in Mugello dove ha dato vita a Bosco di Mezzo Home restaurant la sua proposta di accoglienza. Accoglienza è la parola giusta?

La mia passione è sempre stata quella di accogliere le persone e creare momenti speciali attorno a una tavola. Negli anni ho trasformato questa passione in un lavoro, costruendo un’esperienza che unisce cucina, ospitalità e territorio. Amo tutto ciò che riguarda il buon cibo, le tradizioni locali, i mercati, le piccole botteghe e il contatto con persone provenienti da tutto il mondo. Ogni incontro è un’occasione per scoprire nuove storie e nuovi punti di vista.

Come nasce l’home restaurant?

 

Bosco di Mezzo nasce dal desiderio di offrire qualcosa di diverso da un ristorante tradizionale. Volevo creare un luogo intimo, dove gli ospiti potessero sentirsi accolti come a casa, ma con la cura e l’attenzione di un’esperienza su misura. L’idea era semplice: un solo tavolo, una sola prenotazione alla volta, per dedicare tutto il tempo e l’attenzione agli ospiti.

Qual è la tua offerta?

Oggi Bosco di Mezzo propone cene private, pranzi privati, esperienze culinarie per far conoscere le tradizioni legate al cibo e al territorio.

Chi sono i clienti?

La maggior parte dei miei ospiti arriva dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti, ma accolgo anche italiani alla ricerca di un’esperienza diversa.

Firenze, Prato, ma anche Emilia-Romagna e altre zone della Toscana.

Tanti anche i Mugellani che mi scelgono per serate speciali come

Anniversari e compleanni.

Il format di un solo tavolo si presta bene per serate romaniche e intime.

Gli stranieri che arrivano qui desiderano vivere la Toscana in modo autentico, lontano dai percorsi più turistici.

È stato difficile iniziare?

Come ogni attività nuova, anche l’home restaurant ha richiesto attenzione agli aspetti normativi e burocratici. È stato un percorso impegnativo ma affrontato con serietà e con la volontà di costruire un progetto solido.

Gli aspetti legati alle autorizzazioni sanitari sono simili a quelle della ristorazione tradizionale, la gestione fiscale e’ quella della partita iva.

⁠La principessa Kate che fa la pasta ha fatto il giro del mondo. Anche da te gli stranieri impazziscono per mettere le mani in pasta?

Fare la pasta fresca rappresenta per molti stranieri un vero simbolo dell’Italia. C’è qualcosa di speciale nel vedere persone che arrivano da migliaia di chilometri di distanza emozionarsi davanti a un impasto di farina e uova. Le cooking class sono tra le esperienze più richieste perché permettono agli ospiti di portare a casa non solo un ricordo, ma una competenza e una storia da raccontare.

⁠Il Mugello che ruolo ha nella tua avventura?

Il Mugello è il cuore di tutto. Sono fiorentina ma vivo in Mugello da 25’anni. È una terra che amo profondamente e che è diventata parte integrante del mio progetto. Non è semplicemente il luogo in cui lavoro, ma il protagonista delle esperienze che propongo.

Le botteghe, i produttori, il paesaggio, i profumi della campagna, le tradizioni gastronomiche: ogni esperienza nasce dal territorio e racconta il territorio. Molti ospiti arrivano per la Toscana e finiscono per innamorarsi del Mugello. L’autenticità che ancora contraddistingue il territorio è molto apprezzata.

Prospettive? Progetti?

L’obiettivo è continuare a crescere mantenendo intatta l’identità di Bosco di Mezzo. Vorrei sviluppare ulteriormente le collaborazioni con paesi stranieri, ampliare le esperienze dedicate agli ospiti internazionali e continuare a promuovere il Mugello attraverso il cibo e l’ospitalità. La sfida più importante è restare fedeli a ciò che ho cercato di creare: l’autenticità, l’accoglienza e l’attenzione ai dettagli di una esperienza sartoriale.

Un sistema di comunicazione per chi ama, produce, consuma cibo di qualità

Da quasi venti anni un modo di raccontare l’enogastronomia con leggerezza e ironia. Oggi molto più di una rivista o di un sito: un sistema di comunicazione integrato che mette a disposizione un insieme di strumenti in grado di raggiungere un vasto e differenziato pubblico.