Gola Interviste

Cannabis, la vittoria è già scritta ma che danno per la filiera
Leonardo Giannelli, Associazione Canapa Sativa Italia, l’Europa ci darà ragione
All’indomani della decisione del Consiglio di Stato di rinviare alla Corte di Giustizia Europea la questione relativa alla commercializzazione della canapa abbiamo chiesto un commento a Leonardo Giannelli dell’Associazione Canapa Sativa Italia, la più attiva in questi anni nel difendere il diritto di agricoltori e commercianti di produrre e commercializzare i derivati della canapa.
L'intervista
Intervista di Maurizio Izzo
All’indomani della decisione del Consiglio di Stato di rinviare alla Corte di Giustizia Europea la questione relativa alla commercializzazione della canapa abbiamo chiesto un commento a Leonardo Giannelli dell’Associazione Canapa Sativa Italia, la più attiva in questi anni nel difendere il diritto di agricoltori e commercianti di produrre e commercializzare i derivati della canapa.
Soddisfatti sì anche perché la sentenza è già scritta, l’Europa ha già espresso le sue linee guida è l’Italia che invece si attarda in questa battaglia, una perdita di tempo e un danno alla filiera.
Ricordaci i termini della questione
Bisogna tornare indietro di quattro anni quando un decreto ministeriale (Speranza-Schillaci) vieta la vendita di prodotti da assumere per via orale contenenti cannabidiolo, classificandoli come farmaci a base di stupefacenti.
Facciamo ricorso al TAR e lo vinciamo ma con il governo Meloni l’accanimento prosegue.
Perché?
Dietro ci sono gli interessi delle multinazionali farmaceutiche, se si blocca il Cbd, il cannabidiolo che non ha effetti psicoattivi, facendolo diventare un farmaco le aziende si prendono il mercato. Diventerebbero prodotti acquistabili solo in farmacia con l’obbligo della prescrizione di un medico.
Andiamo avanti, che succede poi?
Vinciamo il ricorso al TAR ma la Meloni fa ricorso al ricorso. Di più, con il decreto sicurezza si fa un altro clamoroso passo avanti nella criminalizzazione dei derivati dalla canapa, l’articolo 18 del decreto Sicurezza bandisce il Cbd al pari di una droga e indica il principio attivo della canapa come un pericolo per la sicurezza pubblica.
Tutto questo che effetto ha per la filiera?
È un colpo durissimo per tutta la filiera, chiudono i cannabis shop, gli agricoltori si trovano con le piante, diventate illegali, nei campi. Migliaia di provvedimenti, centinaia di processi, sequestri di merce. Abbiamo assistito centinaia di aziende e speso, solo per l’assistenza legale, oltre 150.000 euro ma il risultato è che comunque la filiera si è ridotta. Tanti non hanno resistito, non ce l’hanno fatta o hanno avuto paura. E il mercato si è contratto.
Equiparare la canapa industriale o la cannabis light alle droghe tradizionali danneggia ingiustamente un comparto agricolo e commerciale d'eccellenza, mettendo a rischio circa 30.000 posti di lavoro in Italia e investimenti in settori puliti come la cosmesi, l'alimentare e la bioedilizia.
Come associazione oltre a difendere le aziende cosa avete fatto?
Abbiamo sostenuto su basi scientifiche un diritto perché il Cbd non ha effetti psicotropi, né capacità di indurre dipendenza, lo dicono i dati scientifici che ora sono arrivati anche alla Corte Europea e dimostreranno le nostre ragioni. Si è voluto fare una guerra assurda sostenendo che “è tutta droga” quando solo una varietà ha quelle caratteristiche contro il 95% delle altre varietà che hanno usi agroindustriali. È come se per fare la guerra all’abuso di alcol si vietasse la birra analcolica.
Ora che succede?
Aspettiamo la sentenza prevista per la primavera del 2027. La Corte sarà chiamata a stabilire, tra le altre cose, se sia stata operata una “restrizione quantitativa alla libera circolazione delle merci”, se “il principio di precauzione possa giustificare una misura così restrittiva in assenza di effetti psicotropi accertati e sulla base di un rischio soltanto potenziale”. Probabilmente ne uscirà una direttiva che omogeneizza le norme di tutti i Paesi e a quel punto o l’Italia si adegua o incorrerà nelle sanzioni.
Fiduciosi dunque?
Il team legale che segue questa causa è ottimista anche perché abbiamo prodotto rilevanze scientifiche a supporto delle nostre ragioni che saranno probabilmente proprio alla base della regolamentazione che l’Europa adatterà. Resta la preoccupazione per quanto possa succedere in Italia anche in vista delle prossime elezioni, la vittoria di un governo di destra e magari ancora più di destra di questo potrebbe continuare una battaglia che tiene insieme interessi e pregiudizi. Una miscela corrosiva.

