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Gola Interviste

C’è la vita prima

Ho capito che non bastava più concentrarmi solo sulla cucina: volevo portare maggiore significato in ogni aspetto della mia vita.

Riccardo Serni, chef, formatore esperenziale

Ho capito che non bastava più concentrarmi solo sulla cucina: volevo portare maggiore significato in ogni aspetto della mia vita.

Riccardo Serni

Riccardo Serni

Ho capito che non bastava più concentrarmi solo sulla cucina: volevo portare maggiore significato in ogni aspetto della mia vita.

Intervista di Maurizio Izzo

Foto di Lido Vannucchi

Gola gioconda - Riccardo Serni

L'intervista

Prima di parlare di cosa fai oggi facciamo un passo indietro, raccontaci della tua esperienza lavorativa.

La mia carriera ha avuto inizio nel 2000, ma prima di allora ho accumulato diverse esperienze in ristoranti stagionali e in ambiti che non riguardavano direttamente la gastronomia. Negli anni ’90 ho iniziato a esplorare la filosofia buddista, praticando e studiando con un ritmo non sempre costante. Nel 2012 ho scelto di dedicarmi con maggiore regolarità alla meditazione, ma è stata la crisi di salute del 2018 a spingermi verso una trasformazione più profonda: ho deciso di integrare la meditazione Vipassana e lo yoga come elementi centrali della mia vita personale e professionale. Da allora, il mio approccio al lavoro si basa su una presenza attenta e continua, che porto anche nella formazione dei team di ristorazione, promuovendo un equilibrio operativo in ogni gesto

Oggi ti definisci Facilitatore in Mindfulness e Formatore Esperienziale, cosa significa?

Significa trasmettere un approccio al lavoro e alla vita basato su un’attenzione costante e su pratiche che aiutano a ridurre lo stress e a migliorare la qualità del lavoro. Integro tecniche di rilassamento e concentrazione nelle dinamiche professionali della ristorazione, aiutando i team a lavorare in modo più sereno e organizzato. Il mio obiettivo è creare ambienti di lavoro che favoriscano sia la produttività che il benessere personale, trasformando ogni attività in un’opportunità di crescita.

Lavoro anche con persone al di fuori del settore ristorativo, offrendo percorsi per migliorare la relazione con sé stessi e con il proprio contesto quotidiano. Questo approccio olistico si riflette anche nella mia esperienza passata di chef: ogni piatto, ogni gesto, ogni momento di lavoro può diventare uno strumento per ritrovare equilibrio e armonia.

Quella della ristorazione è un settore in difficoltà soprattutto nella ricerca di personale, cosa è successo?

La crisi nel settore ha radici profonde e nasce anche dalle condizioni di lavoro spesso stressanti e poco sostenibili. Orari interminabili e ritmi serrati portano facilmente al burnout, riducendo l’attrattività di questo mestiere. Credo sia fondamentale ripensare l’organizzazione delle brigate, creando spazi di lavoro che rispettino le esigenze umane e promuovano una maggiore attenzione al benessere.

Nei miei programmi di formazione porto strumenti pratici per gestire tensioni e conflitti, migliorando la qualità della comunicazione e delle relazioni. Questo non solo aiuta a costruire team più motivati e stabili, ma ha anche un impatto diretto sulla redditività delle aziende, riducendo il turnover e migliorando l’efficienza complessiva.

Parliamo anche di cucina, quali sono le nuove frontiere?

Oggi si punta sempre più sulla qualità intrinseca degli ingredienti, rispettandone l’essenza attraverso metodi di cottura delicati, stagionalità e armonia tra crudo e cotto. Tuttavia, la vera innovazione sta nell’approccio: cucinare non è solo un atto tecnico, ma un’opportunità per connettersi con sé stessi e con ciò che si prepara.

Quando si lavora con attenzione, ogni gesto diventa significativo, influendo sia sul prodotto finale che sullo stato d’animo di chi cucina e di chi assapora il risultato. Questo significa valorizzare non solo la tecnica ma anche l’intenzione, trasformando il processo culinario in un’esperienza che nutre a più livelli.

Nei tuoi racconti si legge dell’importanza dei colori nel piatto.

I colori non sono solo estetica: rappresentano energia e influenzano il nostro stato d’animo. Ogni tonalità ha un impatto diverso; il rosso stimola, il verde rilassa, il giallo illumina. Nei miei piatti, mi concentro sull’armonia visiva, creando composizioni che non solo appagano lo sguardo ma che favoriscono anche un senso di equilibrio interiore. Attraverso il colore, si può raccontare una storia, richiamare emozioni e dare valore alla varietà della natura. È un modo per trasformare il cibo in un’esperienza multisensoriale che va oltre il semplice nutrimento.

È inevitabile non pensare all’impatto che le nostre azioni hanno sull’ambiente, anche quelle di chi cucina.

Ogni scelta in cucina, dalla selezione degli ingredienti alla gestione degli scarti, incide sull’ambiente. Utilizzare materie prime locali, ridurre gli sprechi e sostenere pratiche sostenibili non è solo un atto etico, ma anche un segno di rispetto per le risorse a nostra disposizione.

Nel mio lavoro, sensibilizzo i professionisti sull’importanza di ottimizzare l’uso di ogni elemento, promuovendo una visione circolare in cui nulla va sprecato inutilmente. Questo approccio non solo migliora la sostenibilità, ma crea anche una maggiore connessione con il valore intrinseco del cibo e del lavoro stesso.

È netta l’impressione di una svolta nella tua vita. Ricordi quando tutto è iniziato?

Il 2018 è stato un anno cruciale. Dopo un problema di salute, ho dovuto fermarmi e riflettere. È stato un momento difficile, ma anche l’occasione per riconsiderare le mie priorità. Ho capito che non bastava più concentrarmi solo sulla cucina: volevo portare maggiore significato in ogni aspetto della mia vita. Da allora, la pratica della meditazione Vipassana e dello yoga sono diventate parte integrante del mio percorso, guidandomi anche nella mia attività di formatore. Questo cambiamento ha trasformato non solo il mio approccio al lavoro, ma anche il modo in cui mi relaziono agli altri, creando una visione più armoniosa e consapevole.

Prospettive e progetti per il futuro?

Il mio obiettivo è continuare a sviluppare programmi che uniscano l’aspetto operativo con una visione più attenta al benessere personale e collettivo. Vorrei creare spazi di formazione e condivisione in cui i professionisti possano crescere non solo a livello tecnico ma anche umano, imparando a gestire meglio lo stress e a lavorare in modo più sereno.Sto pensando anche a progetti che valorizzino l’interazione tra cibo e pratiche meditative, per offrire esperienze trasformative che nutrano corpo e mente, abbracciando al contempo una filosofia di sostenibilità e rispetto per l’ambiente

Integro tecniche di rilassamento e concentrazione nelle dinamiche professionali della ristorazione, aiutando i team a lavorare in modo più sereno e organizzato. Il mio obiettivo è creare ambienti di lavoro che favoriscano sia la produttività che il benessere personale, trasformando ogni attività in un’opportunità di crescita.

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