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Gola Interviste

Ho cucinato per Ronaldo ma resto umile

Marco Anselmi, chef ristorante Osmo

Ho 33 anni e fo quello che mi piace, sento di essere sull’onda in un’esperienza destinata a crescere

Marco Anselmi, chef ristorante Osmo

Osmo Cucina

Osmo Cucina

Marco Anselmi, chef ristorante Osmo

Intervista di Luca Managlia, Maurizio Izzo

Foto di Luca Managlia

Gola gioconda - Osmo Cucina

L'intervista

Come sempre partiamo dall’inizio come diventi cuoco?

Per la ragione più semplice, mi piaceva mangiare. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dove si cucinava, con una nonna che tirava la pasta. C’erano cappelletti, tortellini e tutto l’armamentario della cucina popolare. Ricordo che con la mamma facevo un gioco, tornando a casa sulle scale indovinando cosa avessero preparato dal profumo. Una passione che ha preso tutti, mia sorella è stata la prima e ha scelto il settore sala, io l’ho seguita scegliendo la cucina.

Quindi l’alberghiero?

Si, a Senigaglia ed è stata una fortuna perché mi ha permesso di viaggiare e conoscere le cucine del mondo

Dove?

La prima è stata la Spagna ma poi l’esperienza forse più formativa, e sempre grazie alla scuola, l’ho fatta in America, a Kansas City, in un grande albergo con otto ristoranti. Facevano banchetti da 300 persone già per la colazione e da 800 per la cena. Un giorno abbiamo cucinato per seimila persone, praticamente un paese.

E l’Italia?

Al ritorno dall’America sono andato dalle mie parti, al Passetto di Ancona. Poi di nuovo all’estero a Copenaghen ma non ha funzionato e allora ho cambiato tutto e sono andato a Lisbona. Il ristorante era di un ex calciatore dell’Inter e un giorno ci dice, ragazzi mi raccomando stasera viene a cena Ronaldo, tutto il ristorante è riservato per lui. È stato divertente.

Sempre in giro comunque?

Sì anche quando Uliassi mi offrì di scegliere se rimanere con lui o andare a Barcellona al Lasarte scelsi di partire. E feci bene, due settimane dopo il mio arrivo (non certo per merito mio) arrivò la terza stella Michelin. Vivemmo un’esperienza incredibile, c’era un grande fermento e tanta energia. Ma il periodo a Barcellona è anche quello che ha segnato una svolta nella vita.

Che è successo?

Ho avuto un grave problema di salute, subito un intervento chirurgico e i medici mi hanno messo davanti a un bivio. Dovevo cambiare stile di vita e di alimentazione. È stata una prova dura ma ha anche fatto scattare una molla. Avevo 26 anni e dovevo reinventarmi. Ho scelto di venire a Firenze e volevo lavorare nella panificazione ma non ho trovato opportunità, ho però conosciuto Beatrice Segoni al Connubio e per me è stata come una mamma, donna di grande polso che sapeva tenere unito il gruppo. Quando lei sceglie di partire per Dubai mi affida il ristorante

E quindi siamo a oggi quando arriva l’apertura di Osmo

È stata un’altra occasione che ho colto, il nuovo proprietario dell’Hotel Bonciani di Firenze voleva un ristorante di livello, che si facesse notare in un panorama, quello del centro di Firenze, molto adattato alle esigenze e ai gusti di una clientela turistica.

Cosa hai proposto?

Una cucina tradizionale ma attuale, un menù stagionale anche per ragioni etiche e economiche, una cucina italiana con rivisitazioni, non appiattita su un’italianità di maniera.

Come va?

Va bene, sta prendendo forma, ora il venerdì e il sabato vengono anche i fiorentini. Abbiamo una sala da trenta posti e in cucina siamo solo in tre. È una dimensione che mi dà felicità mi far star bene è in linea con le mie corde. Non voglio rincorrere niente.

Sei ancora giovane ma hai una lunga e articolata esperienza alle spalle, soddisfatto di tutto, rifaresti tutto?

Si, sono molto soddisfatto. Ho 33 anni e fo quello che mi piace, sento di essere sull’onda in un’esperienza destinata a crescere. Guardo indietro e vedo anche esperienze negative ma tutto è servito a arrivare a oggi e a stare bene. Tutto è servito.

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