Gola Interviste
Il bancone al centro e la mia cucina di verità
Alberto Navari, ristoratore
ZeB, zuppa e bollito, come distinguersi nella tradizione
Intervista di Luca Managlia
Foto di Luca Managlia
Gola gioconda - ZeB ristorante gastronomia
L'intervista
Alberto parlaci di ZeB, quando nasce
Nel marzo 2008 trasformando una gastronomia di famiglia in un ristorante
Com’è successo?
Era l’attività di famiglia, una gastronomia di quartiere ma l’apertura di un minimarket in zona ci mise in crisi. Reagì pensando a come potevo cambiare marcia facendo qualcosa di originale
Ci sei riuscito, questa non sembra una delle tante osterie
Volevo distinguermi, proporre una cosa moderna differente dalla solita ristorazione
E nasce così come la vediamo, con il bancone centrale?
Si, ZeB è nato così, uno stile moderno, un segno di rottura rispetto a quello che già allora mi circondava. L’ho. Fatto 17 anni fa, ha funzionato e funziona ancora.
La tua idea di cucina?
ZeB sta per zuppa e bollito, i pilastri della cucina popolare che a noi piace proporre in maniera semplice e onesta. Materie prime di grande qualità e quattro mani, le mie e quelle di mia madre Giuseppina. È tutto vero, è tutto qui, siamo noi e ci affidiamo al passaparola, niente social non potrei delegare ad altri il mio racconto. Confidiamo nel fatto che se la gente esce da qui contenta torna e lo racconta. Finora ha funzionato.
Parliamo di vini, bella cantina, non banale e ottimo rapporto qualità prezzo
Il vino è fondamentale, si può bere bene e si può non dover bere di tutto. Anche in questo caso intorno a me ormai ci sono una quarantina di attività dovevo distinguermi, avere quello che gli altri non hanno. Ho scelto una selezione di toscani, soprattutto piccole aziende, ma anche di altre regioni. Anche biodinamici e autoctoni non facili da trovare e poi i francesi, anche Champagne. Per il mangiare come per il bere cerchiamo di portare le persone a conoscere e apprezzare le cose buone stando attenti ai prezzi, soprattutto dei vini, se il ricarico è eccessivo la gente non beve
Siete appunto quattro mani, tu e tua madre. Non vi sentite soli? Non vi serve una mano?
Come no, ma questo mestiere non si improvvisa, facciamo una vita difficile lo capisco perché è anche la mia, ma se non c’è la volontà, lo spirito di sacrificio questo lavoro non si può fare. E noi non troviamo le persone giuste.
Chi mangia a ZeB?
Siamo più conosciuti all’estero che in Italia, grazie alla segnalazione della Michelin, ma vengono anche tanti turisti italiani e i fiorentini. Anche giovani che hanno voglia di sperimentare questa cucina di verità. Tutti devono sedersi sullo sgabello e qualcuno fa fatica, ma è il nostro stile, un modo per farvi sentire che noi siamo lì, davanti a voi. È un rapporto diretto con la cucina, o piace o lo si detesta.
Con la mamma come va, vi dividete i compiti?
A parte i dolci che faccio solo io (la mamma annuisce) il resto ce lo dividiamo
Il futuro di ZeB?
Difficile immaginarlo, così come il nostro di questi tempi. Ho molte idee ma dovrei trovare qualcuno con cui condividerle
Il piatto che consiglieresti a ZeB
Me lo chiedono spesso e io non riesco a dare un consiglio. Penso che mettiamo lo stesso amore in tutti i piatti che facciamo, non potremmo fare diversamente.
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