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Gola Interviste

Il sapore dei boschi

In Casentino per provare la cucina di Kaymà e incontrare Erez Ohayon israeliano di nascita ma profondamente italiano nel cuore che qui propone piatti con prodotti locali nel rispetto della stagionalità.

A colloquio con lo chef Erez Ohayon ora al ristorante Kaymà in Casentino dove promette di farci assaggiare i sapori dei boschi e i prodotti della fauna locale ma in una nuova realtà. L'incontro di gusti e forme. Di Luca Managlia

In Casentino per provare la cucina di Kaymà e incontrare Erez Ohayon israeliano di nascita ma profondamente italiano nel cuore che qui propone piatti con prodotti locali nel rispetto della stagionalità.

Kaymà

Kaymà

In Casentino per provare la cucina di Kaymà e incontrare Erez Ohayon israeliano di nascita ma profondamente italiano nel cuore che qui propone piatti con prodotti locali nel rispetto della stagionalità.

Foto di Luca Mistergusto Managlia

Gola gioconda - Kaymà

L'intervista

Ti avevamo lasciato a Firenze in riva all’Arno e ti ritroviamo qui in Casentino, cosa ti ha attratto in questo viaggio?

Ci sarebbe una lista quasi infinita di cose da dire, questa è una terra ricchissima, sia di tradizione ma soprattutto di materia prima: dalle noci, alle ciliegie, al grigio, all’agnello del Casentino, troviamo una vasta varietà di formaggi freschi di pecora. Ci sono molte risorse del bosco: dai funghi porcini alle trombette dei morti e i giallerini come li chiamano qui.
Ci sono un bel po’ di erbe spontanee che ci regalano sia il bosco che i campi, qui hanno un'area completamente diversa da quella del Chianti o del Mugello, altitudini diverse ma anche una qualità di aria diversa.
Perciò è molto divertente per me stare qui a combinare tutti questi ingredienti.

Questo è un bellissimo albergo dove c'è la tua cucina, ma è anche una spa. Possiamo, volendo, unire la cucina e la spa in un unico progetto definendolo una cucina del benessere legata al territorio?

Assolutamente sì. Tutto ciò che mettiamo dentro il nostro corpo, come la benzina della macchina, è quello che ci fa andare avanti.

Quanti sono gli elementi con te in cucina?

Siamo sei persone. Non ci sono proprio i ruoli definiti, siamo molto dinamici. Addirittura, anche il lavapiatti non c'è. Cerchiamo di essere molto omogenei, interscambiabili e romantici come quello che fa sentire il Casentino.

C’è un interscambio, mi pare anche importante, con il barman che gestisce la parte dei cocktail. Come vi scambiate?

Certamente, oggi va molto la mixology. Io immagino la mixology come un cuoco che è uscito dal mondo della cucina ed è entrato nel mondo del bar e viceversa, così facendo le preparazioni cominciano a essere molto simili e tante volte si trovano proprio gli stessi ingredienti o ricette che possono servire per un cocktail o per un piatto.
Perciò noi facciamo delle cose separatamente e altre insieme.

Hai in questo menù dei piatti che ti sei portato da lontano?

Certamente oggi abbiamo preparato il falafel, che da noi si mangia a pranzo ed è considerato street food. Proprio per questo farlo diventare un piatto non è facile.
Dare vita a un panino con dell'insalata e scegliere quello che può accompagnarlo e metterlo su un piatto non è facile.

Anche lì, immagino hai usato dei ceci di zona?

Assolutamente! Li ho scelti dalla zona di Montevarchi che sono famosissimi per i legumi.

Agnello e maialino, li avevi già praticati nelle tue esperienze precedenti?

Assolutamente sì. Qui abbiamo aggiunto anche la trota del Mulino di Bucchio che si trova a 8 minuti da noi.

Ci racconti un pò la tua storia brevemente? Con chi hai lavorato? Chi ti è rimasto un pò in mente come esperienze di cucina?

Come esperienza di cucina, mi è rimasto tanto un grandissimo chef che si chiama Francesco Berardinelli. Lui mi ha insegnato molto sulla verdura, che oggi uso tantissimo. Mi ha portato addirittura con sua mamma a cercare un po’ di erbe spontanee. Un'altra persona che mi ha insegnato proprio la cucina e lo zero waste è Filippo Saporito, della Leggenda dei Frati, un business familiare dove se si spreca qualcosa sono guai! Ho lavorato tanto in campagna, con degli amici di mia suocera, quindi ho iniziato proprio dalla tradizione per comprendere al massimo la cucina italiana e poter dire alle persone: “Io cucino ricette italiane!”.

Da Israele ti porti dietro quel grande melting pot della cucina mediorientale?

Assolutamente, assolutamente. Sai da noi è tutto molto mischiato fra il Nord Europa e il Nord Africa. Io vengo da una famiglia multietnica, mio padre viene dal Marocco e mia madre dalla parte del Nord Europa. Quindi la mia tradizione va dal Nord al Sud.

Quanto c'è di ebraico nella tua cucina, se c'è qualcosa?

Di ebraico direi quasi nulla. È più la tradizione degli ebrei che portavano delle ricette come la cucina ebraica-romana o veneziana o quella del Sud Italia. Però da noi ormai è come la cucina israeliana, non è più collegata alla religione.

Quale piatto del menù vorresti che i nostri lettori provassero?

Penso che la trota può essere un piatto molto interessante e a pranzo del topinambur.

Kaymà Lounge Bar & Restaurant
www.viaroma33.com/it/bar-ristorante/
Tel +39 0575 348872
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