Gola Interviste
La guerra è morte il cibo è vita
Nura Saegh, chef siriana, profuga.
Nura oggi vive a Torino e lavora all’IUSTO, l’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo, nell’ambito delle Scienze dell’Educazione. La sua vita è cambiata all’improvviso quando decise che dalla Siria doveva scappare
Gola gioconda - Nura Saegh
L'intervista
Intervista di Maurizio Izzo
Nura partiamo dall’inizio, dove sei nata?
Ad Aleppo, in Siria, una città bellissima per me una delle più belle al mondo. La Siria è un paese dalla grande storia, ha visto le più antiche civiltà e qui si sono incontrate le religioni del mondo.
Cosa facevi ad Aleppo?
Sono laureata in pedagogia e insegnavo nella scuola statale, prima della guerra ero una donna serena, una vita organizzata, una famiglia, un figlio in arrivo
Poi?
Nel 2011 scoppia la guerra, ho visto scomparire tutto. Nel 2017 la tragedia del mio popolo ha toccato me in prima persona un evento di quelli che ti toglie tutte le certezze. Sono stata costretta a prendere la decisione di lasciare il mio paese, per proteggere soprattutto mio figlio. Vedevo quello che stava succedendo al mio paese, i bambini a cui insegnavo erano terrorizzati, sempre più poveri, i padri in guerra.
Com’è stato lasciare la Siria?
Improvviso e doloroso. Non avrei mai creduto di dover fare questo ma quando c’è stata la possibilità di un corridoio umanitario che mi consentisse di uscire in sicurezza dal paese ho accettato. Fino al giorno prima ho lavorato a scuola, non ho avuto nemmeno il tempo di licenziarmi, il giorno dopo ero in viaggio, con mio figlio, verso un paese sconosciuto, verso una nuova vita.
L’arrivo in Italia?
Sono arrivata in Italia, non sapevo da dove cominciare o cosa potessi fare. Ho seguito vari corsi, ma sentivo che ancora mi mancava qualcosa, fino a quando non ho partecipato a "Food for Inclusion" un corso che ho seguito all'università delle scienze Gastronomiche di Pollenzo, che è stato organizzato in collaborazione con Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati. Ho continuato a studiare e ottenuto una borsa di studio e contemporaneamente lavoravo in un ristorante. Il percorso con Food for Inclusion e il Master a UNISG, nato grazie a UNHCR e UNISG, è stato per me decisivo: mi ha permesso di valorizzare le mie competenze e di metterle nuovamente in gioco in un contesto accademico e professionale. Mi sono sentita riconosciuta come risorsa, al pari degli altri studenti, con la possibilità di ripartire e contribuire concretamente nell’ambito del cibo e la gastronomia.
Oggi lavoro all’IUSTO, l’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo, nell’ambito delle Scienze dell’Educazione. È un’esperienza significativa, che mi riporta al mio percorso universitario in Siria, dove mi sono laureata nella stessa disciplina. Anche qui posso mettere a disposizione le mie competenze e contribuire con il mio lavoro.
Com’è stata l’esperienza nella cucina di un ristorante?
Mi piaceva e avrei anche continuato volentieri ma avevo problemi di salute, ma lavoro sempre con il cibo è il mio modo di dare sfogo alla mia creatività. Mi piace ricreare nei piatti i sapori di casa e proporli agli altri, uno scambio, una condivisione che ci arricchisce.
In Italia e in Europa sono tempo difficili per i migranti vuoi dire qualcosa a questo proposito?
Ho tanti pensieri a questo proposito ma il più importante è che il rifugiato ha una sola strada davanti a sé, scappa per sopravvivere e non l’ha scelto lui. Per questo avrebbe bisogno di supporto almeno all’inizio. Credo che dovremmo dare il tempo alle persone di farsi conoscere senza pregiudizi. Per me è stato difficile ma ho trovato persone e organizzazioni come UNHCR preparate e disponibili che mi hanno dato l’occasione per provare. Oggi non mi sento straniera, dopo nove anni c’è un po' di Italia in me.
Il 9 settembre sarai a Italian Chef Charity Night l’evento che a Firenze mette insieme chef, pasticceri, pizzaioli e gelatieri per un’iniziativa a sostegno di UNHCR. Cosa preparerai?
Sarò insieme a un altro chef rifugiato, Hamed Mohamed Karim e prepareremo un piatto tipico delle nostre regioni, lui è afghano. Il piatto si chiama Makluba che significa rovesciato, infatti è un riso con carne, verdure e spezie che ha la particolarità, una volta cotto, di essere rovesciato poco prima di essere consumato.

