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Gola Interviste

La matematica della risata

Lorenzo Baglioni, cantautore

Nato a Grosseto, cresciuto a Strada in Chianti, esploso sul web. Non come professore di matematica, il suo primo lavoro, ma come mattatore del piccolo schermo

Lorenzo Baglioni, cantautore

Lorenzo Baglioni

Lorenzo Baglioni

Lorenzo Baglioni, cantautore

Gola gioconda - Lorenzo Baglioni

L'intervista

Intervista di Davide 'Deiv' Agazzi

Ciao Lorenzo, sono giorni che al telefono mi dici che sei sempre impegnatissimo. Mi racconti cosa stai facendo in questo periodo?

Cerco di evitare la tua intervista. Sto facendo un sacco di robe, come sempre su più fronti, che è un po' quello che mi piace e ci piace fare con mio fratello Michele, che collabora con me a tutto quello che faccio. Stiamo lavorando a un nuovo libro per ragazzi con Mondadori.

L'ottavo, giusto?

Eh, questa è una bella domanda. Il numero preciso non lo so, però diciamo che ne abbiamo scritti tanti per ragazzi, è una cosa che mi inorgoglisce molto perché è un è un genere di di libro e di pubblico che mi stimola molto. Poi stiamo lavorando su tutte cose di cui ti posso dire poco: stiamo facendo una roba televisiva con Mamma Rai, un bel programma, sempre sulle mie tematiche, di divulgazione e di ambiente. Stiamo lavorando al nuovo live, che probabilmente debutterà nel 2026, si tratta di teatro canzone, che è un po' quello che sto portando a giro dal 2015. Da quando questa avventura è cominciata è rivisto e rimaneggiato, si lavora alla scaletta, alla tematica, a quello che si vuole raccontare, ai monologhi, insomma rilavoriamo a quello e anche a una nuova versione dello spettacolo con Mario Tozzi, sempre teatrale, col quale abbiamo girato per quasi cinque anni Io al clima non ci credo, sui cambiamenti climatici. E ora faremo un uno spettacolo sempre un po' su tematiche ambientali, che sono quelle che mi stanno a cuore molto, anzi di cui Mario si batte giornalmente anche sui suoi canali social, e per me è un piacere provare a colorare a mio modo, con la chitarrina sul palco, con un po' di ironia e di leggerezza, quello che Mario racconta. È una una strana coppia che però funziona, ci diverte, Mario ormai è diventato proprio uno di quelli che posso definire amico quindi, insomma, è bello. E poi ci sono tante altre cose, penso che ora siamo in chiusura di un progetto didattico che finirà sulla piattaforma MyEdu per la scuola, dove quasi sono tornato realmente professore di matematica, cioè perché è vero che la didattica l'ho un po' sempre riportata in quello che faccio, dalle canzoni ai libri, però diciamo che la percentuale di intrattenimento era sempre preponderante in questi progetti. Questo invece è un progetto in cui la parte di didattica, secondo me, sorpassa quella di intrattenimento e si chiamerà Il Ripassone, puntate veloci di cinque minuti dove si racconta la matematica, quella vera. Insomma, un sacco di cose cper non annoiarsi e per essere sempre sempre belli vivi e vivaci.

 

È difficile incasellarti proprio perché hai un percorso così multiforme segnato, se vogliamo, dell'ironia e della divulgazione. Ti faccio una domanda orribile, se dovessi dare una descrizione di te stesso, che etichetta ti darești?

Non è orribile la domanda, anzi, è importante e pensa ce la facciamo anche con Michele perché saper che cosa si è è importante, no? Per riuscire a essere efficace quando quando si comunica. Credo che questa difficoltà che hai nel mettermi in una casella sia un po' quello a cui abbiamo puntato, quindi a cercare di essere, c'è una parola brutta, un po' cross mediale, no? Comunicazione, mi piace poter raccontare anche una stessa cosa da vari punti di vista, magari il mondo della scuola lo abbiamo raccontato con le canzoni, l'abbiamo raccontato con i video, l'abbiamo raccontato con i libri e ogni volta riesci a trovare una sfumatura diversa. Se ti dovessi dire una parola, mi verrebbe in mente comunicatore, comunicazione. Comunicare può essere un'arte, quindi se vuoi la mia veste da artista la investo proprio nel cercare di comunicare le cose che mi stanno a cuore nel miglior modo, secondo me, possibile, nel modo più efficace e quindi alle volte imbraccio una chitarra, alle volte penso che sia meglio andare su un palco, accendere la luce, aprire un sipario e raccontare una storia, alle volte voglio fare un video perché è uscita una notizia e lo devo fare nel qui e nell'ora, velocissimo perché è lì che la comunicazione diventa forte, diventa efficace e lo faccio con un reel, con un TikTok. Quindi io credo che la comunicazione sia veramente la scatola giusta dove mettere il pupazzetto di Lorenzo Baglioni e di Michele anche perché come avrai notato parlo sempre al plurale perché effettivamente siamo una squadra e se vuoi poi ci sarebbero anche tutti gli altri, tanti, collaboratori che ci accompagnano un po' da sempre, a partire dall'agenzia che mi segue, la Ridens, che però è non è un'agenzia fredda che tratta un prezzo, un cachet e poi si ferma lì. Massimo, Angelo, Elena, se li citi mi fa piacere perché sono una vera famiglia, siamo una vera famiglia ormai. Poi c'è Lorenzo Piscopo che è il nostro produttore musicale dal 2016, e anche lui è sicuramente parte della famiglia artistica e poi tutti i ragazzi che invece sono della parte video, quindi chi ci impacchetta tutti i video che poi vanno online, magari non quelli super social di cui ti parlavo prima, ma quelli un pochino più strutturati.

 

Tuo fratello che percorso ha fatto?

Ha un po' una doppia vita, come per anni ho avuto io, nel senso che io ero insegnante e poi attore. Michele è prima di tutto insegnante, nel senso che è un professore universitario, lavora all'Università di Siena, fa chimica ambientale, però è anche un bravissimo attore, un bravo musicista, quindi questa doppia faccia, doppia personalità, doppia passione, ci ha sempre accompagnato. Quello che prima io e Michele facevamo in cameretta per divertirci, sognando di essere su un palco a fare le rockstar come i gruppi che seguivamo tipo gli U2, i Queen, i Coldplay, i Pearl Jam.. poi non siamo diventati gli U2, però è diventato un lavoro quello che prima facevamo nei ritagli di tempo.

Tu sei stato e reciti, tra virgolette, il ruolo di professore, anche se un po' sopra le righe. Lo studente Lorenzo Baglioni com'era?

Ho un bellissimo ricordo degli anni della scuola, sono sempre andato bene a scuola. Capisco che alle volte, quando per qualche motivo le cose non non vanno come vorresti, può anche diventare un un qualcosa di difficile, di duro, di pensieroso, insomma, che ti toglie un po' la serenità. Ecco, io forse un po' anche per la fortuna di trovarmi bene con le verifiche, con le interrogazioni, l'ho vissuto come un un luogo ganzo, di scambio, di amicizie, di amori, quindi ho un bel ricordo.

 

Della tua parentesi come professore cosa ti è rimasto?

È buffo, penso sia uno dei lavori più belli del mondo poi però ho fatto altro. E ho fatto qualcos'altro perché ho trovato una cosa che mi piaceva ancora di più. Però, lo dico sempre, ho l'abilitazione per insegnare, se mai dovesse succedere che per qualunque motivo debba o decida di tornare a insegnare, sono piuttosto convinto che non lo farei a malincuore: è un piano B, se lo vogliamo chiamare piano B, di altissimo livello. Tra l'altro molto simile, secondo me, a quello che faccio ora, mi piace ricordare quanto il lavoro di chi sta su un palco e di chi va a insegnare sia simile, perché alla fine ogni giorno c'hai il tuo pubblico, che è la classe, che devi conquistare, convincere. Era un periodo buffo perché in contemporanea con le prime cose che mi funzionavano sul web, quindi era abbastanza divertente anche per quello, perché comunque i ragazzi mi cominciavano a riconoscere, i professori idem, quindi c'era un po' anche questo questo aspetto, che comunque per loro era buffo che il professore in classe era quello che cantava Le Ragazze di Firenze il giorno prima sui video e che gli diventava virale. Una bella esperienza, non è durata tanto perché penso di aver fatto tre anni di supplenze, tre anni nemmeno nemmeno pieni, però un bel ricordo.

Con con che spirito facevi i primi video? Ci credevi? O ero più una cosa del tipo "vediamo che succede" e poi la cosa è esplosa?

L'idea di cercare di far funzionare queste cose perché potevano essere importanti c'è sempre stata. È ovvio che poi non ci credi mai veramente fino in fondo, non pensi mai che poi ti possa effettivamente succedere questa roba qua, però la cosa che racconto anche ai ragazzi che mi chiedono un po' di quel periodo lì, è che devi cercare, devi pensare come se potesse succedere, devi comportarti e agire cercando di curare ogni minimo dettaglio affinché tu possa almeno un pochino aumentare quelle pochissime probabilità perché poi un percorso del genere sia possibile, che i tuoi 500 follower possano diventare un pubblico più grande. Una sorta di spontaneità ragionata, una spontaneità che comunque che comunque dietro ha un mondo di pensieri, di idee e anche di piani e di strategie. La cosa bella, infatti, soprattutto nel primo nel primo periodo fu cercare di riuscire a far coesistere queste due cose che sembrano un ossimoro, no? La strategia e la spontaneità sembrano due cose che non possono stare insieme. E invece possono coesistere, se coesistono diventano potenti, è come se fosse una spontaneità Deluxe, secondo me.

La tua formazione artistica invece qual è?

Ho studiato per tanti anni chitarra classica, quindi vengo dal mondo della musica suonata, della musica classica. C'è stato un periodo in cui volevo proprio fare il conservatorio, quindi stavo preparando il quinto anno di chitarra classica. Poi ho scelto la matematica, quindi quella cosa lì non è andata. E poi è arrivato in maniera abbastanza improvvisa il teatro e da lì ho studiato quello. Lo studio del canto è venuto dopo. quando la musica cantata ha cominciato a essere una delle cose che mi funzionava di più.

Quand'è che ti sei accorto che le cose cominciavano a funzionare a un livello tale da poter permetterti di lasciare un lavoro, anche se precario o comunque non a tempo indeterminato, per andare a farne uno forse ancora più precario o più improbabile?

Non vengo da una famiglia di imprenditori, la mia mamma è insegnante, mio babbo ha sempre lavorato per l'università, quindi contratti a tempo indeterminato e quello ti sembra effettivamente la vera stabilità, il lavoro dell'attore o del cantante ti dà molto l'idea di essere sempre in bilico. Sicuramente un termometro era quello economico, quindi quando vedevo che cominciavo a guadagnare bene. Lì ho pensato ok, tutto non riesco a fare perché ero arrivato a un punto in cui comunque nel lavoro artistico lavoravamo tanto e dovevo fare una scelta, una scelta nemmeno coraggiosissima perché poi, appunto, la scuola è un mondo che ti permette di rientrare.

 

Sono passati solo 10 anni dai tuoi primi video, ma sono un'era geologica nel mondo di internet. Le piattaforma di comunicazione, a partire da Youtube, sono completamente cambiate. Sapevi cosa fare per andare virale?

Credo che questa sia proprio la mia caratteristica, mia e di Michele, cioè ci siamo sempre mossi in maniera estremamente  razionale, tutte queste cose le abbiamo studiate, ma studiate per davvero, comprando libri, facendo grafici, facendo tabelle, mio fratello è uno scienziato tuttora, io vengo dal mondo della matematica, ho fatto due lauree in probabilità e statistica, un dottorato di ricerca a Pisa in queste cose qui. Il segreto secondo me è proprio aver mischiato queste due cose, il mondo dell'arte, della comunicazione con il mondo della della scienza, della matematica, della statistica, che sembrano sempre poi molto distanti, ma in realtà, secondo me, non lo sono nemmeno, per cercare di aumentare le probabilità che le cose che facciamo funzionino. Per farti capire come è cambiato e come non puoi non conoscere queste cose e stare alle regole del gioco: noi pubblicavamo all'inizio sei o sette video all'anno e quello ci bastava per crescere, ci bastava per lavorare, ci bastava per farsi vedere, per viralizzare. Adesso sei o sette video li pubblico in due settimane. Non ovviamente di quella portata, ovviamente. È cambiato proprio tutto, non posso pubblicare video come li facevo nel 2015 oggi nel 2025, ovvero video orizzontali che durano 3-4-5 minuti. Come facevamo allora perché la gente aveva il tempo di guardarli. Poi ci si può dire "Ah, ma ora la gente non c'ha più voglia di vedere nulla". Lo puoi dire, lo puoi fare, ma poi devi dire "Ok, ma come funzionano i social oggi?". Qual è il linguaggio? Quali sono le regole? Proprio come come nel mondo della matematica, quali sono le regole, le definizioni, i teoremi, quali sono gli oggetti che sto studiando e poi devi capire che se vuoi funzionare forse è meglio tu faccia un video verticale, che tu faccia un video che duri magari meno di un minuto e che tu lo lo pubblichi nel modo migliore.

Hai fatto una canzone per i 90 anni della Fiorentina. Il prossimo anno ci sarà il centenario della società viola. Farai qualcos'altro?

Questa è una cosa molto delicata perché quella è una canzone a cui voglio particolarmente bene anche perché era una canzone che mi spaventava molto: parlare della propria squadra di calcio, parlare di una squadra coi propri tifosi così, è un po' come toccare un argomento sacro. O bene bene o male male. Insomma è molto delicata la cosa. E invece è stato grandissimo poi come i tifosi l'hanno accolta, tra l'altro non solo i tifosi della Fiorentina, ci sono anche i tifosi di altre squadre, se guardi i commenti sotto il video di YouTube, per esempio, che dicono "sarebbe bello sentirne uno anche sulla nostra squadra", quindi è stato, secondo me, un esperimento di comunicazione particolarmente positivo. Temo i sequel: non so, non ho avuto nemmeno contatti con la società a riguardo, un loro interessamento sulla cosa. Magari lo facciamo anche da soli, però ci devo pensare bene, perché c'è il rischio di non fare bene.. quella ha funzionato così bene, insomma, ci riflettiamo, la dobbiamo valutare bene.

Da tifoso come la vedi quest'anno?

Che siamo sempre un po' lì, che vorrei ma non posso, che si spera sempre di avere una squadra più solida, più brillante, più frizzante, è sempre complesso da gestire. Non lo so, bisogna vedere, il campionato è cominciato da due giornate, siamo in tempo per piangere, per sorridere, per arrabbiarsi.

Potresti non crederci, però in realtà questa intervista finirà su un magazine che si occupa di food. Quindi, inevitabilmente, devo devo chiederti com'è com'è il tuo rapporto, diciamo, col fornello, ecco, inteso come oggetto mistico. Vi incontrate col fornello?

Col fornello di un cuoco o col fornello di casa mia?

Col fornello di casa tua, tendenzialmente.

No, a casa mia è un disastro. Siamo ciò che mangiamo, è una cosa in cui credo moltissimo, sempre di più e quindi è importante curare al meglio anche la propria alimentazione. Io però sono veramente pigro ai fornelli Mi sono attrezzato, ho avuto molta fortuna a trovare accanto a me una persona che invece ha dimestichezza e magari anche piacere nel dilettarsi a cucinare cose buone e quindi questo mi aiuta molto a mangiare bene. La pasta, secondo me, non mi viene male, anche perché ho ho vissuto comunque svariati anni da solo, quindi in qualche modo dovevo dovevo sopravvivere.

Dici "secondo me non viene male", ma quelli che vengono a tavola con te, che ne pensano?

No, esatto, perché pensavo alla mia compagna che in realtà non è dello stesso avviso, però secondo me è buona, in realtà. La amatriciana, la carbonara, queste paste qui, secondo me, non mi vengono male, però poi insomma.. effettivamente.. a parte i piatti veramente basici, quindi farsi un una fettina, un nuovo sodo, al tegamino, un po' di contorni saltati in padella, cose così, veramente non non mi avventuro molto.

 

Nato a Grosseto, cresciuto a Strada in Chianti, esploso sul web. Non come professore di matematica, il suo primo lavoro, ma come mattatore del piccolo schermo. Questa la parabola iniziale di Lorenzo Baglioni che poi, per non farsi mancare nulla, ha aggiunto a queste esperienze anche il teatro, la televisione, i libri e la divulgazione scientifica, in una sorta di ideale chiusura del cerchio. Sempre, però a modo suo. Difficile incasellarlo in un qualche recinto artistico anche se i tratti dell'ironia e della formazione per ragazzi non sono mai mancati in tutte le sue esperienze, sia sul palco che davanti a una telecamera. Nel 2015 comincia a proporsi coi primi video sul web, che rapidamente vanno virali rendendolo un personaggio noto e riconosciuto: questo successo gli apre altre strade, esponendolo sotto i riflettori nazionali, dove il suo personaggio, però, non cambia. Affronta con semplicità temi complessi, non solo di natura scolastica ma anche sociali, senza mai fasi mancare il sorriso. Tifoso della Fiorentina, ne ha scritto un brano per celebrarne i 90 anni di storia, altro brano diventato virale fra i tifosi della squadra viola e non solo. Nel suo futuro ci sono una miriade di programmi in tv, un nuovo libro, un progetto scolastico e una pizza surgelata che lo attende nel freezer.

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