Gola Interviste
Mangio fiori, bevo vino
Laura Bianchi, giornalista e scrittrice
Due libri per raccontare come ci si reinventa una vita all’insegna del buono e giusto
Intervista di Maurizio Izzo
L'intervista
Laura Bianchi è una giornalista, ha fatto questo per 25 anni, firma di prestigio di Repubblica si è occupata di moda fino a quando ha mollato tutto, anche la casa a Milano, e ha scelto di vivere in campagna, fronte mare, in Liguria. Qui produce frutta, verdura, scrive libri e fa consulenze. Laura era davvero finita con il mondo della moda?
Tacco 12 e 24 ore su 24, questa è stata la mia vita per tanti anni. L’ho scelta, mi piaceva e non ho rimpianti ma a un certo punto è finita. C’è stato un elemento scatenante ma forse sarebbe finita lo stesso.
Come arrivi qui in Liguria su questo pezzo di terra affacciato sul mare?
Ho colto l’occasione che la crisi del mio giornale aveva e ho deciso che era l’ora di cambiare vita. In realtà mi è sempre piaciuto darmi da fare, lavorare con le mani e volevo avere la possibilità di dimostrare a me stessa che era possibile comprar meno, perseguire per quanto possibile un’autonomia alimentare.
Due libri, entrambi editi da Libreria Editrice Fiorentina, il primo “L’erba corre quando vuole, quaderno di campagna di una donna di città” è, come anticipa il titolo, la sua storia, il secondo “Giardino felice, racconti di piante semplici, belle e buone” racconta dei suoi primi dieci anni della nuova vita ma è anche un ricco catalogo e volendo anche un manuale per la coltivazione di piante e fiori.
Zappare e scrivere sono un po' la stessa cosa. Si traccia un segno, nella terra nuda o su un foglio bianco. Lo si fa per bisogno, il bisogno di far germogliare. Cibo e parole. I libri raccontano del duro lavoro, dello studio, dei successi e degli insuccessi di questi anni.
La terra di cui ti sei presa cura è tanta, hai pensato che potesse o dovesse anche essere redditizia?
Sono circa 5.000 metri quadrati, in gran parte terrazzati. Se per redditizia si intende valore economico no, se si intende che mi deve dare qualcosa allora si. Da qui ricavo la mia indipendenza alimentare, la frutta, la verdura, le galline, l’olio. Il resto è frutto di scambio con i vicini. Ovviamente mi aiutano anche i corsi e le consulenze che faccio per le aziende.
Hai fatto tutto da sola?
Oggi mi aiuta il mio compagno ma per fare tutto questo sono anche tornata a scuola e poi mi affido al metodo di coltivazione naturale formulato da Masanobu Fukuoka che prevede il “niente consapevole”, nessuna lavorazione del suolo, nessun diserbante né pesticida. È un metodo molto severo, ben oltre i limiti del biologico, che prevede pochissimi interventi non si pota, non si pulisce, non si lega la verdura. Ma stupisce come le piante possano crescere lo stesso. Non fare però significa anche scegliere, quindi niente mais o barbabietole o tutte quelle verdure che richiedono troppa acqua e niente prati verdi brillanti. Che, comunque quella perfezione non mi è mai piaciuta.
Crescono i mercatini di ortofrutta, quelli solidali e gruppi di acquisto. Movimento di persone che pur non potendo tornare alla terra cercano qualcosa di sano.
Lo capisco e condivido la scelta, abbiamo bisogno di un cibo buono e giusto e non di un cibo processato. Vedo molti giovani anche qui che hanno fatto questa scelta, un’agricoltura naturale, non necessariamente biologica che comporta costi non accessibili per piccoli produttori.
I cambiamenti climatici si vedono dal tuo giardino?
Il mio quaderno di campagna non mente, da tredici anni annoto ogni giorno le temperature e ogni elemento legato al clima che possa aiutarmi a capire cosa sta succedendo. Se il vento o la pioggia hanno fatto danni, se l’estate è stata più calda e se quella pianta o quell’albero da frutto che mai avrei pensato di coltivare qui sta crescendo bene. Se fino a dieci anni fa avevamo almeno qualche giorno in cui la temperatura scendeva sottozero ora non succede più neanche di notte. Ma sono soprattutto le piogge il problema, qui avevamo piogge tra ottobre e novembre e poi a gennaio e febbraio ma erano piogge diffuse, il terreno le assorbiva e non facevano danni, ora, soprattutto negli ultimi tre, quattro anni, abbiamo piogge velocissime e violente, il terreno non assorbe e anche i terrazzamenti che abbiamo recuperato non reggono all’impeto delle piogge.
Altro che foraging il tuo orto offre tante erbe da mangiare
Siamo in primavera e qui si mangia il prato. Potrebbe sembrarvi esagerato, ma vi giuro che non lo è: le mie terrazze ma più in generale tutto il paesaggio pullulano di erbe spontanee eduli che in questo momento dell’anno danno il meglio di sé per bellezza e bontà.
Hai un fiore preferito, magari proprio tra quelli che si mangiano?
Difficile scegliere ma il nasturzio merita una citazione particolare. Facile da coltivare, bello da vedere (sia in piena terra che in vaso, ma anche in piccoli bouquet dal look campestre), ma soprattutto… buono da mangiare. Proprio così, il nasturzio è una pianta all you-can-eat: si possono gustare i boccioli ancora chiusi (messi in salamoia o sotto sale, proprio come quelli del cappero), i petali del fiore (per esempio per adornare ma anche dare gusto alle insalate estive, col loro sapore fiorito e al tempo stesso leggermente piccante), le foglie (meglio quelle più piccole e tenere, tagliate a listarelle e aggiunte nelle misticanze hanno un gusto simile al crescione), e infine i semi (raccolti e fatti seccare, si possono poi macinare al posto del pepe: hanno una leggera piccantezza mantenendo un sapore più fresco ed erbaceo).
Laura Bianchi è una giornalista, ha fatto questo per 25 anni, firma di prestigio di Repubblica si è occupata di moda fino a quando ha mollato tutto, anche la casa a Milano, e ha scelto di vivere in campagna, fronte mare, in Liguria. Qui produce frutta, verdura, scrive libri e fa consulenze.
I suoi libri sono editi da LEF, Libreria Editrice Fiorentina https://www.lef.firenze.it/it/libro/l-erba-correqunado-vuole







