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Gola Interviste

Più cuore che testa nel mio gelato

Cinzia Otri, gelateria La Passera

La pluripremiata Gelateria della Passera dedica i gusti alle donne

Cinzia Otri, gelateria La Passera

Gelateria della Passera

Gelateria della Passera

Cinzia Otri, gelateria La Passera

Intervista di Luca Managlia, Maurizio Izzo

Foto di Luca Managlia

Gola gioconda - Gelateria della Passera

L'intervista

Cinzia, da quanto nel mondo del gelato?

Sono quattordici anni che ho intrapreso questa strada venendo da tutt’altra occupazione, ma a un certo punto ho scelto di cambiare vita e mi sono gettata, in maniera anche un po' incosciente in questa avventura.

Ma il cibo che importanza aveva avuto per te fino ad allora?

È stata la mia infanzia, circondata da nonne materne e paterne che cucinavano e producevano. Ho avuto buone radici con la nonna materna e la mamma che sapevano cucinare, cose semplici ma sempre ben fatte. E i nonni paterni, erano i contadini dei Frescobaldi, mi hanno fatto conoscere la campagna con i suoi profumi e sapori. Il latte appena munto ancora caldo, il pane fatto una volta la settimana e conservato nella madia. È tutto ancora nella mia testa.

Quattordici anni che sei nel mondo del food e da dieci ottieni il massimo riconoscimento dal Gambero Rosso per i tuoi gelati. A Firenze nessuno come te, un segreto?

Ma, io mi sento ancora come una bambina che gattona in questo mondo, con tanto da imparare. E quindi studio nel tempo che ho e cerco un equilibrio tra la tecnica, fondamentale e l’estro

Ma il successo c’è

Si, credo di essere nel posto giusto al momento giusto. In questa Firenze che cambia noi con la nostra Piazzetta (Piazza della Passera) siamo nell’Oltrarno quella parte di città che ha conservato un’identità, con le botteghe artigiane e il lavoro quotidiano. Prima di aprire la gelateria gestivo il caffè della piazzetta e lì ho cominciato a farmi conoscere con i miei dolci. Ho forgiato il mio stile.

 

Hai fatto studi artistici?

Si e mi piace pensare che nella mia attività ho trasmesso quella stessa volontà di esprimermi. Il gelato richiede tanta tecnica, ci sono regole precise da cui non si prescinde ma, anche i colleghi mi riconoscono, che nel mio gelato c’è il mio talento.

 

Come nasce un gusto?

Dal cuore e un po' dallo stomaco, non dalla testa. Deve venire da un’emozione, devo sentire il bisogno di farlo. A volte mi è stato chiesto di fare un determinato prodotto e ho fatto fatica, non scattava quel qualcosa che viene dal cuore. E dallo stomaco.

Hai dedicato dei gelati alle donne

Si, ho cominciato del 2013 con quello dedicato a Lisa Gherardini (era nata a 150 metri dalla bottega), poi Bianca Cappello, Eleonora da Toledo, Luisa de Medici, Ondina Valle (primo oro olimpico femminile) e ora arriverà anche Margherita Hack. Un modo per rimediare a una storia che privilegia il racconto al maschile 

A proposito com’è essere donna in un mondo, quello del cibo e anche del gelato, essenzialmente maschile

La donna fa più fatica, non essere riconosciuta come titolare solo perché in bottega c’è un uomo e una cosa che succede ancora e a sbagliare non sono solo gli uomini ma anche le donne. Con i colleghi invece nessun problema, anzi dai “grandi” mi sono sentita abbracciata. 

Concludiamo con Firenze, sei nel pieno centro di una città che è cambiata tanto

Sì e non in meglio, sappiamo del rischio di diventare una seconda Venezia, una Disneyland. Mi consola il fatto che chi viene da me non lo fa a caso, sa cosa trova. Anzi gli stranieri, europei e non solo, sono in questo momento i più attenti a cosa c’è dietro al prodotto. All’etica della sostenibilità per esempio. Sanno che il mio è un prodotto diverso, dalla scelta delle materie prime alla ricerca che c’è dietro a quello che è pur sempre un “gelatino”. 

 

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