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La sicurezza alimentare dell’Europa è a rischio

Pubblicato il
07 Ottobre 2026
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Caldo e siccità abbattono le produzioni di cereali, riso, mais. Danni per 3,2 miliardi di euro. A rischio l’abbandono dei campi. 

Energia e difesa sono i fronti su cui l’Europa prova immaginarsi autonoma, ne avrebbe diritto e se ne capisce la necessità. Che il gas venga da Putin o da Trump c’è poco da stare allegri, che ogni paese possa avere un esercito tale da difendersi da potenziali invasioni appare, per fortuna, una chimera. Ma c’è un altro fronte su cui l’Europa dovrebbe interrogare la sua capacità di far da sé: quello delle provviste alimentari. Sembrerebbe un paradosso per un continente che ha visto nei secoli emergere veri e propri serbatoi alimentari, come i granai ucraini, le distese di mais dell’Europa centrale, le qualificate produzioni della Francia e dell’Italia e il Mar Mediterraneo per la sua ricca pescosità. Ma quello che è successo questa estate ha fatto suonare un campanello d’allarme. I dati sono dell'Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU) e stimano che il caldo e la siccità da record in Europa costeranno con ogni probabilità agli agricoltori europei circa 3,2 miliardi di euro. L'analisi si basa sulle ultime previsioni di settembre rilasciate da COCERAL l'organizzazione di categoria che rappresenta i settori dei cereali, dei semi oleosi, del riso e dell'olio d'oliva, e le mette a confronto con quelle di giugno.

Non c’è settore agricolo che è stato risparmiato dagli effetti dei cambiamenti climatici, il caldo ha compromesso il riempimento delle spighe, l’impollinazione del mais provocando un calo di 16,7 milioni di tonnellate di prodotto. 

 Tom Lancaster, analista del settore agricolo presso l'ECIU, ha dichiarato: "Il caldo estremo e la siccità di quest'estate sono stati senza precedenti, privando l'Europa di una produzione pari all'intero output cerealicolo di Italia, Belgio e Paesi Bassi messi insieme. In un momento di incertezza geopolitica, il cambiamento climatico sta riducendo la capacità produttiva e la sicurezza alimentare del nostro continente proprio quando meno ce lo possiamo permettere.

 Con l'Europa che si scalda a un ritmo doppio rispetto alla media globale, perdite climatiche come questa sono solo un assaggio di ciò che ci attende se non agiremo più rapidamente per ridurre le emissioni di gas serra a zero emissioni nette e riportare il nostro clima in equilibrio. Per salvaguardare la nostra sicurezza alimentare nel breve termine, tuttavia, governi e imprese dovranno investire nella salute del suolo e in altre misure agricole rigenerative per rafforzare la resilienza delle aziende agricole europee di fronte a questi impatti climatici."

La tendenza è simile in tutta Europa e ha portato temperature inusuali anche nel Regno Unito dove il mese di luglio è stato il più caldo mai registrato causando perdite per gli agricoltori nell’ordine di 500 milioni di euro. La Francia è stata la nazione più colpita, con una perdita netta di 5,8 milioni di tonnellate, per un valore di 1,47 miliardi di euro, mentre anche Ungheria, Germania e Spagna hanno registrato significative contrazioni della produzione. Escludendo le revisioni al rialzo delle stime di produzione in Romania, Bulgaria, Polonia e Svezia, le perdite salgono da 3,2 a 4,1 miliardi di euro, cifra che riflette con maggiore precisione il danno subito dagli agricoltori dell'Europa occidentale e centrale. Gli agricoltori lamentano non solo il calo della produzione ma anche l’aumento dei costi perché in quella specie di tempesta perfetta che si è abbattuta su di loro vanno considerati anche gli effetti delle crisi geopolitiche che stanno facendo schizzare i costi alle stelle. I prezzi europei del carburante diesel e dei fertilizzanti dopo l’impennata a causa della guerra in Iran sono rimasti elevati e niente fa immaginare che potranno scendere a breve. Le conseguenze di tutto ciò sono al momento inimmaginabili ma potrebbero essere utili due moniti che vengono dagli esperti che hanno analizzato i dati. Il primo è che il danno potrebbe perfino essere maggiore di quanto stimato perché “alcune delle colture più colpite sono state danneggiate così gravemente che la raccolta non è più economicamente conveniente e i campi sono stati abbandonati”. E poi il secondo monito, il più severo, quello che viene dagli scienziati 

del World Weather Attribution (WWA): “l'ondata di calore di giugno sarebbe stata praticamente impossibile" cinquant'anni fa senza i cambiamenti climatici”.

 

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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