Oggi festeggiamo l’equilibrio

Il 23 settembre è la Giornata Europea del Biologico. L’obiettivo europeo per il 2030 è il 25% delle terre coltivate bio.
Il 23 settembre coincide con l’equinozio d’autunno, quando la durata del giorno e quella della notte sono approssimativamente uguali. A questo si è ispirata la Commissione Europea per l’Agricoltura, nel 2022, nell’indicare questo giorno come quello in cui si ricorda l’importanza della diffusione delle produzioni biologiche, la ricerca di un equilibrio necessario tra l’esigenza di produrre e il rispetto dell’ambiente. Ogni 23 settembre, quindi, si cerca anche di creare consapevolezza sul tema, seguendo le linee guida del Piano d’Azione per lo Sviluppo della Produzione Biologica (Action Plan for the development of organic production). Il Piano, che si pone come obiettivo quello di avere entro il 2030 il 25% delle terre coltivate in biologico intende per questo promuovere la domanda di prodotti biologici, fornire informazioni dettagliate ai consumatori, favorire la presenza dei prodotti biologici nelle mense pubbliche, migliorare la tracciabilità dei prodotti biologici, aumentare la fiducia dei consumatori verso questo settore. L’obiettivo non è proprio a portata di mano visto che attualmente la superficie totale dei Paesi Europei che è coltivata con il metodo biologico si attesta intorno all’11%. Per estensione Spagna e Francia guidano la classifica, rispettivamente con 3 e 2,8 milioni di ettari coltivati ma è l’Italia il leader se considera l’incidenza percentuale sul proprio territorio agricolo con 2,5 milioni di ettari coltvati.
Ma in Europa cosa si intende per biologico? Possono dirsi tali solo i prodotti che espongono la foglia formata dalle stelle dell’Unione europea che può essere utilizzato solo sui prodotti certificati secondo le regole comunitarie. Negli alimenti trasformati, almeno il 95% degli ingredienti agricoli deve essere biologico; accanto al simbolo devono comparire il codice dell’organismo di controllo e l’indicazione dell’origine delle materie prime agricole.
E in Italia? Proprio oggi al Ministero dell’Agricoltura verrà presentato il nuovo Marchio del Biologico Italiano che affiancherà il logo europeo. Accolto con favore dalle organizzazioni del mondo biologico il marchio dovrebbe contribuire a rafforzare l’identità delle produzioni biologiche nazionali e il loro posizionamento. Il comparto ha avuto in Italia una forte crescita negli ultimi anni, Ismea stima che le vendite abbiano sfiorato nel 2024 i 7 miliardi di euro. Il 20,2% di superficie agricola utilizzata (SAU) ci avvicina sensibilmente all’obiettivo del 25% fissato dalle strategie europee Farm to Fork per il 20230. Quasi 100.000 aziende, il 71,5% degli ettari biologici è occupato da seminativi, prati e pascoli, il restante 25% suddiviso tra ortaggi e colture permanenti. In crescita la viticoltura biologica stenta invece a diventare bio la zootecnia che attualmente interessa meno del 10% degli allevamenti. Numeri che complessivamente non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di mercato visto che la quota di import è quasi raddoppiata nell’ultimo decennio soprattutto per frutta e prodotti trasformati che arrivano da Turchi, Pakistan, Ecuador, Tunisia e Perù. Un campanello d’allarme recepito anche da FederBio che infatti segnala come i dati del rapporto Bio in Cifre 2026 curato da Ismea per il MASAF indichino una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). In leggera diminuzione anche il numero degli operatori -1,8%. Il Rapporto evidenzia invece una dinamica positiva sul fronte dei consumi, che nel 2025 crescono del 9,2% sia a valore sia a volume. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite di prodotti biologici registrano un incremento del 4%, con performance decisamente superiori a quelle del comparto agroalimentare convenzionale. “I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Sicuramente incide l'incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della PAC, ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione, che per le piccole e medie aziende agricole sta diventando insostenibile. È quindi urgente aggiornare e rafforzare le politiche di sostegno alle piccole e medie realtà biologiche, offrendo agli agricoltori strumenti e soluzioni concrete, a partire dalla semplificazione e dalla promozione di filiere bio al “giusto prezzo”. Tanto più in una fase in cui la domanda di prodotti bio continua a crescere, se la produzione nazionale dovesse arretrare, il rischio concreto è che una quota crescente di questa domanda venga soddisfatta dalle importazioni. Dopo l’approvazione della legge sul biologico e l’attuazione del Piano d’Azione Nazionale, in un rapporto positivo e di confronto costante con il Ministero, è ora necessario mettere in campo le innovazioni politiche indispensabili per rafforzare le produzioni bio. Un passaggio decisivo in vista della stesura del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il biologico e della riforma della PAC 2028‑2034, il cui negoziato a livello europeo è previsto in chiusura il prossimo 31 dicembre”.





