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Punkcake, rock a kilometro zero

Pubblicato il
19 Marzo 2025
Redazione Golagioconda
DI Davide 'Deiv' Agazzi

'Punk per il genere, per non lo so, per ispirazione, per energia e mood sul palco. Cake perché comunque ci prendiamo poco sul sul serio, siamo dei coglioni e siamo anche carini e coccolosi.'

Così si autodefiniscono i valdarnesi Punkcacke, tra i nomi più luminosi emersi dall'ultima edizione di X Factor, popolarissimo talent show musicale targato Sky, dove i nostri – sotto la spericolata guida del rock guru Manuel Agnelli – hanno raggiunto la semifinale, un traguardo inaspettato da tutti, in primis da loro. Troppo veraci, troppo genuini per la scatola televisiva e per il palcoscenico tutto lustrini e salamelecchi. E invece, quello che sulla carta era il loro limite – l'essere completamente, meravigliosamente, fuori contesto – diventa la loro arma vincente, che li trasforma nel più improbabile degli under dog da talent show. Nati nel 2020 durante una serata particolarmente alcolica, sono profondamente legati al proprio territorio di provenienza (due sono di San Giovanni, Valdarno, due di Montevarchi e uno di Modine, poco sopra Loro Ciuffenna) dove si sono fatti notare armandosi di tanta voglia di fare: fanno tutto da soli, in maniera indipendente, dal registrare la musica al procacciarsi i palchi, dimostrando anche capacità manageriali. I talent show televisivi sono spesso dei gran tritacarne dai quali non è semplice uscire indenni, mostri mediatici che ti fagocitano per poi sputarti via quando non servi più, è la storia della maggior parte dei 'talenti' che si sono prestati a questo o quel concorso: i riflettori su di te si spengono e vanno a illuminare qualcun altro, nuovi idoli con la data di scadenza. Al termine dell'esperienza televisiva la chiamata dalla grande etichetta, per i Punkcacke, non arriva: se questo è un bene o un male, lo dirà il tempo. A loro rimane la sfida di riuscire a capitalizzare quel momento di popolarità catodica cercando di prolungarlo quanto possibile, almeno fino a settembre, quando è prevista l'uscita del loro disco, il primo post X Factor. I ragazzi (Damiano Falcioni e Sonia Picchioni alle voci e al basso, Lorenzo Donato e Bruno Bernardon alle chitarre e Lorenzo Migliore alla batteria) questo lo sanno bene ma la sopraggiunta e imprevista popolarità non li ha spostati di un millimetro rispetto alla loro ottica fatta di autoproduzione. Si sono affidati ad un'agenzia di booking, la Hub Music Factory (e infatti sono attesi da un mini tour a maggio che li porterà fuori regione fra Roma, Bologna e Milano) ma per il resto tutto continua ad esser fatto in casa, punk a kilometro zero, filiera corta dell'espressività giovanile. La casa, per i Punkcacke, è il circolo Arci Restone ('Redstone per gli amici') dove i valdarnesi curano la direzione artistica, che include anche il teatro e l'ormai onnipresente stand up comedy. Musicalmente citano Idles, Pixies e Fugazi, nomi particolarmente lontani dall'immaginario di molti dei loro coetanei fatto di trap e autotune: per vedere come queste influenze si tradurranno nel loro disco – che sarà in italiano e in inglese – resta solo da aspettare.  

Che ne è di questo disco? Con chi esce e quando?


(Lorenzo Donato, chitarra) Il disco iniziamo a registrarlo adesso, saremo 15 giorni in uno studio, praticamente in casa di un ragazzo che conosciamo. E quindi lo facciamo in questo modo, tutto autoprodotto, nel senso che ci siamo organizzati da soli per farlo e per registrarlo e poi lo pubblicheremo a settembre-ottobre. Per ora pensiamo di farlo uscire in maniera indipendente, ci affideremo a quelle classiche distribuzione tipo Distrokid per metterlo su Spotify Faremo anche i cd per venderli ai concerti, così, molto easy.

Vi è arrivata la telefonata della major? 

(LD) La telefonata della major non ci è arrivata e infatti siamo molto contenti.

Come siete contenti!?

(LD) Sì, perché un po' per quello che è il genere nostro, un po' per come siamo fatti noi, per le idee che vogliamo applicare alla musica, al nostro modo di fare, la chiamata della major sarebbe stata una sconfitta, anche se fare X Factor ovviamente è la scelta migliore per non essere chiamati da una major. Warner gestisce i contratti di X-Factor, potrebbero firmarci quando vogliono, però ormai i nostri giorni con loro sono scaduti. E non ci hanno firmato.

L'avete presa sportivamente.

(LD) Sì, per perché comunque abbiamo un'idea per per il nostro percorso che è abbastanza indipendente, ci siamo appoggiati ad Hub Music Factory per la parte di booking, quindi ci danno una mano con le date e con tutto ciò che ci serviva, sono molto in linea con noi, però stiamo cercando di creare, diciamo, una famiglia di persone che ci segue, che sta con noi. La nostra social media manager è una nostra grande amica, il ragazzo che ci segue come fonico e che ci ha prodotto la demo è un altro nostro amico, membro di una band di qua, i Grandi Raga. Stiamo facendo tutto in maniera molto locale, ecco.

Che bilancio fate quindi di questa esperienza televisiva?

Damiano Falcioni, voce e basso - Noi ci siamo iscritti con zero aspettative. Non credevamo di essere apprezzati e di essere capiti da un pubblico televisivo, da un sistema come quello. Man mano che si andava avanti, ci stupivamo sempre di più di quanto fossero grulli a continuare a credere in noi. In generale il bilancio è molto positivo. È stato strano, è stata un'esperienza fuori dalle nostre corde perché noi abbiamo sempre vissuto come band attraverso l'autogestione, l'auto organizzazione, proprio organizzando eventi o serate da noi, attraverso i circoli Arci, quindi ritrovarci in un mondo del genere, in cui dovevi soltanto pensare alla parte artistica e musicale mentre tutto il resto, anche l'ora in cui ti dovevi svegliare, veniva gestito da loro, è stato parecchio strano. Anche un po' snervante la vita, lì dentro. Però comunque ne è valsa la pena, in generale siamo siamo molto felici di aver fatto un'esperienza così perché non eravamo mai usciti dalla Toscana prima di X Factor e invece già adesso, che siamo usciti da poco, abbiamo iniziato a fare il nostro primo tour e siamo molto felici.

Com'è andata con Manuel? Siete ancora in contatto e, in generale, come vi siete trovati con lui?


DF Incredibilmente bene, si è rivelato essere un maestro, un sensei, uno molto sicuro di sé e molto intelligente. E, effettivamente, ci ha dato anche spazio per fare le nostre scelte, lasciandoci la libertà, però al contempo consigliandoci sempre cosa secondo lui fosse giusto e molte volte ci siamo trovati in in accordo. Ora come ora non è che ci segua o ci faccia da manager, però siamo rimasti in contatto. Abbiamo ancora un invito, a cui dovremo rispondere, per suonare al suo circolo, Germi, a Milano. Prima o poi quest'anno ci andremo. E' stata una bellissima scoperta, veramente un personaggio vero oltre alla faccenda pubblica che si vede.

A proposito proprio di vero e falso, ci sono stati artisti in passato che sono sono passati da X Factor, che, in qualche modo, hanno lamentato il fatto che il programma li abbia fatti passare per quello per quello che non erano, diciamo. Nel vostro caso, come definisci lo scarto fra quello che si è visto di voi e quello che non si è visto?


DF La cosa più incredibile della nostra esperienza è che, pur essendo appunto una band di espressione popolarissima e autogestita, ci abbiano lasciato le nostre libertà anche lì dentro, cosa che non a tutti i concorrenti è stata concessa. Perché non avevano molte aspettative su di noi a livello commerciale. su quanto potesse essere vendibile il nostro prodotto. Siamo stati molto fortunati a trovare una dimensione tra la volontà di Manuel di ascoltarci e la libertà che ci aveva concesso il programma di rimanere fedeli a noi stessi, senza snaturarci. Per altri penso che non sia andata esattamente così e che anche negli anni passati ci sia stato un problema di questo tipo.

Quindi l'essere arrivati come outsider, paradossalmente, è stato un pregio?

DF Sì, è una cosa che ha pagato, alla fine.

Vi faccio una domanda un po' più cattiva. Si potrebbe dire che andare a X Factor sia la cosa meno punk del mondo. Che ne pensate?

DF Penso che sia assolutamente vero. C'è modo e modo di prenderla. A noi, appunto, è andata incredibilmente bene, siamo stati estremamente fortunati, ma poteva capitare di tutto. Secondo me comunque, provare a cambiare le cose dall'esterno di una situazione, senza viverla, non ti dà mai l'occasione di cambiarle davvero, di portare la tua visione su un orizzonte più ampio. Cioè noi con X Factor, quello che volevamo fare dall'inizio era arrivare lì, essere noi stessi e portare quello che noi eravamo lì, che è un contesto che non ci appartiene, ma far vedere che in Italia esistono anche altre cose. Anche con le esibizioni volevamo portare dei messaggi in maniera ironica rimanendo noi stessi, portandoli comunque proprio all'estremo, esagerando, in un contesto in cui spesso l'esagerazione viene un po' frenata.

Raccontatemi la cosa migliore e la cosa peggiore di questo percorso

(Bruno Bernardon, chitarra) La cosa migliore è stato il tempo che ci è stato dato per provare, La peggiore, penso, è l'essere chiusi in loft senza contatti con l'esterno. E la televisione, in generale.  

Intendete il rapporto con le telecamere e con la propria immagine? 

BB In generale il mondo della televisione, ecco, quello non era proprio il massimo.

Chiudiamo la parentesi X Factor, parliamo un po' di musica. Avete qualche tipo di aspettativa per questo disco o comunque vada sarà un successo?


BB Siamo tranquilli, siamo molto soddisfatti del disco perché ci abbiamo lavorato e sta venendo bene, che abbia tanti ascolti a noi interessa il giusto, quello che ci interessa è suonare a giro e condividere la nostra musica con più persone possibile.

Qual è il collegamento con questo circolo Arci e cosa rappresenta per voi?

LD Rappresenta un po' anche le cose che amiamo noi come band. Il circolo è un posto per riunire persone, per creare il confronto che è mancato per tanto tempo, diciamo che stavano anche venendo a mancare le occasioni di confronto fra i ragazzi, fra i giovani e non solo. È diventato anche un modo per ritornare al vecchio senso del circolo, che è un'attività ricreativa e culturale, quindi presentare queste occasioni qua da noi dove i circoli Arci stavano mancando. A maggio lo abbiamo riaperto definitivamente e da lì le occasioni e le serate sono state tante, ora stiamo girando bene, si stanno organizzando una o due serate a settimana di musica, teatro, comici e quindi per noi rappresenta tanto questa cosa, l'idea del confronto e uno spazio per stare assieme.

C'è qualcuno di voi che cucina?
LD Il pollo fritto, molto bene.

DF Io so fare la cheesecake

Sonia Picchioni Io latte e cereali. Il caffè, se proprio mi gira.

 

Non so se ve l'hanno detto, ma questa intervista finirà su un magazine che si occupa di food. 

SP Infatti, era un po' strano.

Siamo un magazine particolarmente progressista. 

L'articolo completo è qui https://www.golagioconda.it/rivista-sfogliabile-gola-gioconda

 

 

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Davide 'Deiv' Agazzi

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