Poche o invisibili?

Le guide snobbano le donne chef
Le donne impegnate nel settore della ristorazione sono più degli uomini, il 52% del totale degli addetti ma quando si tratta di premiare qualcuno o di segnalarlo nelle guide le figure femminili spariscono. Prendiamo la più prestigiosa delle guide, la Michelin, a livello globale nei 28 paesi dove la guida è pubblicata sono elencati ben 3.300 chef stellati. Le donne? Il 5%. In Italia va un po' meglio e il totale delle donne segnalate con almeno una stella sale al 10%. Nell’ultima edizione le tre stelle Michelin sono andate a 15 ristoranti ma solo uno è guidato da una donna, Nadia Santini del ristorante Dal Pescatore. Scorrendo la graduatoria non va meglio, solo una due stelle, Valeria Piccini ristorante Da Caino e in tutto sette chef con una stella. Avranno pensato di rimediare con un riconoscimento speciale ma è evidente che la toppa è peggio del buco così ora c’è anche il Premio Michelin Chef Donna. Andrà meglio con le altre guide? Non certo con quella de L’Espresso che fino al 2024 non citava nella donna tra i premiati ma che nell’ultima edizione assegna il massimo riconoscimento (5 cappelli) a tre donne su un totale di 21 ristoranti segnalati. Per la cronaca qui sono Antonia Klugmann, Chef del ristorante L'Argine a Vencò, Jessica Rosval, Chef di Al Gatto Verde e Nadia Santini: Chef Dal Pescatore. Controtendenza è la guida di Slow Food Osterie d’Italia dove la presenza femminile è molto forte e radicata, poiché la guida premia non solo la tecnica, ma anche il ruolo di custodi della biodiversità e delle tradizioni locali. A differenza delle guide focalizzate sull'alta cucina, qui le donne sono spesso protagoniste come ostesse, titolari e cuoche che mantengono vivi i legami con i piccoli produttori.





