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Se il fieno non c’è più

Pubblicato il
02 Settembre 2026
Redazione Golagioconda
DI Redazione Golagioconda

La siccità riduce drasticamente la fienagione con gravi conseguenze non solo economiche

A mano, con movimenti rapidi e precisi o con le macchine, ma la raccolta del fieno ha sempre caratterizzato la vita e il lavoro della campagna. In montagna  si dovrebbe andare avanti fino alla fine dell’estate, tre anche quattro raccolte l’anno. In collina e in pianura un po' meno ma il raccolto dovrebbe bastare a garantire l’alimentazione degli animali durante l’inverno. Ma ora, a partire dalla montagna, arriva un brutto segnale. Questa è stata una delle stagioni più difficili degli ultimi anni segnata dalle temperature estremamente elevate, della fine di maggio e inizio di giugno, che hanno provocato un’accelerazione della vegetazione. Un anticipo del raccolto già a metà giugno a cui però non ha fatto seguito una stagione altrettanto fruttifera. La scarsità di piogge ad aprile e maggio e gli sbalzi termici della primavera hanno consegnato agli allevatori un primo taglio di ottima qualità ma già scarso rispetto alla media. Da lì in poi è andata sempre peggio, il caldo estremo, anche in montagna, dei mesi di luglio accompagnato dalla totale mancanza di piogge ha di fatto “bruciato” i pascoli. Secondo i dati di Coldiretti il calo si aggira intorno al 50% con punte nel Trentino anche del 70%. In pratica sono mancati i tagli successivi, scarso il secondo assenti il terzo e quarto su cui di solito si contava. Situazione analoga in tutte le regioni del Nord, con la parziale eccezione della valle d’Aosta dove qualche pioggia ha reso la situazione meno difficile. Nel resto d’talia nemmeno le recenti piogge hanno portato sollievo anzi in qualche caso, come nella Bergamasca, hanno ulteriormente deteriorato pascoli già fortemente provati dalla mancanza d’acqua.
Il paradosso, sottolinea Coldiretti, è che proprio nelle regioni raggiunte dalle piogge restano evidenti le ferite lasciate da due mesi di siccità e temperature elevate. In Lombardia il secondo sfalcio di fieno è stato compromesso in diverse aree e non si prevedono miglioramenti significativi. Tra Como e Lecco la scarsità di erba nei pascoli montani aveva addirittura costretto alcuni allevatori a trasportare il fieno dalla valle.

Il fieno è un elemento fondamentale in agricoltura ma anche per l’ambiente. Prima di tutto è la fonte principale per l’alimentazione di mucche, pecore, capre e cavalli durante l’inverno quando il pascolo fresco non è disponibile. Le alternative non sono facile e comunque costose. La principale, il ricorso agli insilati (foraggi fermentati) è vietata dai principali disciplinari DOP (Parmigiano Reggiano tra questi). Dal punto di vista della qualità sia latte che formaggio, questa è determinata in gran parte proprio dalle essenze floreali tipiche del fieno, soprattutto quello di montagna e che certo non si possono ritrovare nelle farine o negli insilati. Ma la produzione di fieno è anche uno straordinario presidio del territorio, una cura costante dei prati che, se sfalciati costantemente, mantengono il terreno compatto evitando il rischio di frane e smottamenti. Un prato da fieno è poi una riserva naturale di biodiversità per api, farfalle e insetti impollinatori. 

L’Italia produce, in condizioni normali, circa tre milioni di tonnellate di fieno all’anno con zone di eccellenza come la fascia alpina e prealpina ma anche quella appenninica. Ma già adesso l’Italia non produce abbastanza fieno per le esigenze produttive interne e lo importa da Francia e Spagna. 

L’abbandono della pratica della fienagione porterebbe inevitabilmente a un impoverimento della montagna e delle stesse aziende agricole. 

Le associazioni di categoria hanno già avanzato richieste di risarcimenti per consentire agli agricoltori di affrontare la stagione invernale acquistando fieno dall’estero. Calo delle rese e aumento dei costi è quello che possiamo già aspettarci già dalle prossime settimane. Ma se il presente è questo il futuro potrebbe essere anche peggiore, un ulteriore aumento delle temperature, il persistere della siccità anche nella stagione primaverile potrebbe indurre gli agricoltori, soprattutto di montagna, ad abbandonare i pascoli in quota. Se ne avventerebbe il bosco e contrariamente a quello che si può pensare non sarebbe una bella notizia. 

 

 

 

 

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