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Anche il Papa ha il suo orto. Biologico

Pubblicato il
28 Agosto 2026
Redazione Golagioconda
DI Redazione Golagioconda

Solo frutta e verdura di stagione senza alcun trattamento. Anche le suore impegnate nella coltivazione. 

Non è un orto qualsiasi primo perché si trova all’interno dello Stato Vaticano e poi perché ha 800 anni di storia. Lo volle Papa Niccolò III Orsini nel 1277 quando fece realizzare un frutteto e uno spazio produttivo che a quei tempi doveva servire al fabbisogno della mensa papale. Nel corso degli anni l’orto ha avuto alterne fortune ma adesso i 400 metri quadri coltivabili diventano interamente biologici. A prendersene cura è un giardiniere esperto coadiuvato da un gruppo di giovani collaboratori e dalle suore. Il calendario delle coltivazioni segue fedelmente la stagionalità: aglio fresco, basilico, semenzali, peperoncini — tra cui una varietà peruviana famosa per la sua intensità — agrumi e zucche, che maturano fino a novembre. Quest'anno sono stati messi a dimora anche i primi kiwi, su richiesta delle suore, mentre tra fine agosto e inizio settembre prende avvio la semina invernale, con verze, broccoli, spinaci e lattuga. Maggio è il mese più florido. L'estate, per il caldo, la stagione più difficile, con pomodori, melanzane, peperoni, fagiolini, zucchine e cetrioli — inclusa la varietà pugliese — che arrivano a fine ciclo. Gli agrumi dell’orto sono piante secolari di circa centocinquant'anni, su cui nel tempo sono state innestate varietà diverse ormai introvabili sul mercato. Coltivati senza alcun trattamento, si mangiano persino con la buccia: le suore ne fanno ancora marmellate, bucce candite e biscotti, in parte offerti agli ospiti, in parte messi in vendita. La produzione, negli anni, di questo piccolo appezzamento ha rifornito anche realtà caritative come Casa Dono di Maria, capitolo che sta oggi tornando ad attivarsi con rinnovato slancio e impegno. Il Vaticano sottolinea come la scelta della totale conversione al biologico sia frutto della lettera enciclica di Papa Francesco, Laudato sì dove “l’obiettivo della coltivazione non è la massima produzione ma il rispetto dei tempi di ciascuna piantina e del terreno”. 

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