No! Il polpo non si alleva

La multinazionale spagnola rinuncia al progetto del mega allevamento. Una mostruosità per gli ambientalisti
Pensavano di produrre tremila tonnellate di carne da polpi in allevamento in una grande struttura che sarebbe dovuta sorgere a Gran Canaria, il primo stabilimento per la produzione in cattività di polpi destinati all’alimentazione umana. L’impianto non si farà, la multinazionale spagnola Nueva Pescanova ha dovuto rinunciare a causa delle pesanti proteste che il progetto ha suscitato negli ambienti scientifici e tra i movimenti ambientalisti. Ma anche larga parte dell’opinione pubblica si era espressa contro il progetto. Allevamenti di pesci sono ormai diffusi in tutto il mondo, non senza che questo crei problemi di carattere ambientale e etico, ma la natura del polpo è oggettivamente differente. Si tratta di animali che non vivono in branco, anzi prevalentemente conducono una vita solitaria condizione che mal si concilia con la vita in vasche affollate da migliaia di esemplari. L’impatto ambientale poi sarebbe stato disastroso perché il polpo è un carnivoro piuttosto esigente e si nutre di grandi quantità di pesce, tradurre tutto questo nell’alimentazione di migliaia di esemplari avrebbe avuto conseguenze drammatiche per l’ecosistema circostante.
Viceversa, è stato accolto con soddisfazione il progetto dell’Università di Bologna e della Regione Emilia-Romagna che prevede la produzione delle larve del polpo che una volta liberate in mare aiuteranno nella tutela dell’ecosistema. Da quelle larve si svilupperanno polpi che aiuteranno a combattere l’invasione del granchio blu. È il progetto Octo-Blu e in questo caso la voracità del polpo, che si nutre di grandi quantità di granchi blu, aiuterà gli allevatori di crostacei a contrastare un fenomeno che ha messo in ginocchio un’economia.
Foto di Serena Repice Lentini su Unsplash





