“La pasta è buona anche se il grano è canadese”.

L’imprenditore Casillo scatena una polemica sull’utilizzo di grani esteri, pratica molto diffusa in Italia
Nel bel mezzo dell’estate l’imprenditore Francesco Casillo, amministratore delegato del principale gruppo molitorio italiano, se ne esce con un’affermazione che scatena la reazione delle associazioni di categoria, secondo l’imprenditore “la qualità finale del prodotto dipende dai processi di trasformazione, dalla lavorazione e dalle caratteristiche tecniche della semola, piuttosto che dall'origine geografica esclusiva della materia prima”. Ovviamente il suo gruppo è uno dei principali importatori di grano canadese con cui si produce la pasta di grandi marchi nazionali. Perché comunque per quanto l’Italia resti il primo produttore ed esportatore di pasta al mondo la produzione nazionale di grano duro non copre il fabbisogno dei pastifici italiani che infatti ricorrono in gran parte, all’uso di grani stranieri. Circa il 40% della pasta prodotta in Italia è fatta del tutto o in parte con grani provenienti dall’estero, solo dal Canada nel 2025 abbiamo importato oltre 900.000 tonnellate di grano duro. Dunque, buona o no, gran parte della pasta italiana è fatta così. Alcuni grandi marchi hanno linee per le quali dichiarano l’utilizzo esclusivo di grano italiano come Barilla o Garofalo (che invece per tutto il resto della produzione utilizza grano del Canada e dell’Arizona). Alcuni pastifici sostengono da tempo quello che ha detto Casillo e cioè che a livello di contenuto di proteine i grani canadesi sono da preferire a quelli nazionali. Mentre per alcuni marchi la scelta di puntare sul grano nazionale, almeno con una linea di prodotto, sembra una strategia di marketing per i piccoli produttori e per le aziende bio è una scelta strategica. Tra i marchi più facilmente reperibili ci sono: Alce Nero, Coop Fior Fiore, Di Martino, Felicetti, Floriddia, Girolomoni, la Terra e il Cielo, Libera Terra, Martelli.
In definitiva non c’è alcuna certezza che una pasta prodotta interamente in Italia sia qualitativamente migliore di una prodotta con grano estero ma sono legittime le preoccupazioni sull’uso di glifosato che in quei paesi, Canada tra questi, è consentito e ampiamente diffuso. Così come è legittimo sostenere con i nostri acquisti filiere più corte e magari locali.





