Dalle Balze alla Setteponti un Valdarno tutto da scoprire

Storia, arte, natura c’è tutto in questa vallata che una volta era un grande lago
Circa tre milioni di anni fa, quando l’Italia non aveva ancora la forma che conosciamo oggi, il Valdarno era un’ampia conca chiusa tra le colline del Chianti e i monti del Pratomagno. I movimenti tettonici che sconvolgevano la crosta terrestre formarono una diga naturale, sbarrando il corso delle acque e creando un grande lago pliocenico. In questo scenario dal clima caldo e umido prosperavano foreste rigogliose e una fauna ricca: antenati di orsi, ippopotami, cervi, rinoceronti ed elefanti.
Col passare dei millenni, la vegetazione moriva e rinasceva, i tronchi marcivano e si adagiavano sul fondo, creando nuovi strati di vita. Poi un lungo periodo di piogge gonfiò i fiumi, l’acqua ruppe gli argini e il lago si prosciugò, lasciando spazio al fiume Arno, che iniziò a modellare la valle. Oggi, a testimonianza di quel passato, svettano “Le Balze”, magnificamente raccontate nel bel libro fotografico e non solo curato da Giulietta Piccioli e Paolo Melani per ASKA edizioni. Imponenti formazioni di sabbia e argilla che si ergono fino a oltre cento metri d’altezza. Queste strutture, dal caldo colore giallo ocra, sono visibili soprattutto nelle nebbie autunnali di novembre, quando emergono come apparizioni surreali in un paesaggio ormai profondamente trasformato dall’uomo. Leonardo da Vinci fu particolarmente attratto da queste scenografie naturali, tanto da ritrarle nei suoi disegni e dipinti. Qualcosa si immagina anche nella famosissima Gioconda. Il Valdarno, però, non è solo natura e geologia: la sua storia recente è segnata dall’escavazione della lignite, formatasi proprio da quelle foreste che erano state custodite da milioni di metri cubi di terra sovrastante. Una ricchezza fragile consumata in pochi decenni. La miniera di Castelnuovo dei Sabbioni e la centrale termoelettrica di Santa Barbara hanno trasformato il paesaggio e le comunità, cancellando paesi, storie e memorie che la natura aveva custodito per milioni di anni.
Il cuore iconico e pulsante della valle è il Pratomagno, montagna sacra e maestosa, custode di torrenti, boschi e pascoli che si tingono di colori diversi a ogni stagione. Salendo lungo i suoi sentieri, il paesaggio cambia: prima i castagni, poi i faggi, infine i prati ventosi e la croce francescana, di ferro, che ne domina la cima. Da lassù, lo sguardo abbraccia tutta la valle: i laghi delle miniere, i paesi, i campanili, i ponti, le Balze dorate che appunto disegnano le antiche rive del lago. La storia del Valdarno è intrecciata con quella delle sue vie di comunicazione. La strada dei Setteponti, erede dell’antica Cassia Vetus, collegava Arezzo a Fiesole. Ancora oggi ne restano tracce nei ponti medievali e nei borghi pittoreschi che la costeggiano. Lungo questo percorso si incontrano tesori d’arte, Pievi, oliveti e vigne, come la monumentale e centenaria Vigna delle Sanzioni, borghi e coloniche di pregio e i circoli sociali che hanno rappresentato per generazioni luoghi di incontro, dibattito e identità collettiva. Alcuni amici e io abbiamo deciso di organizzare un cammino per valorizzare e riscoprire questo percorso unico. Il Cammino della Setteponti, convintamente crediamo che siano i sessanta chilometri più belli e suggestivi del sud della Toscana. Il luogo dove mercanti, pellegrini, briganti, pastori transumanti e guerrieri lo hanno percorso per secoli. Oggi ogni anno si celebra il Cammino, accompagnati da Oliviero Buccianti di Vagamondo, ma sempre più sono coloro che, in solitaria decidono di partire dalla Pieve di Cascia, con il trittico di Masaccio, per arrivare, dopo qualche giorno al Ponte a Buriano, che appunto si dice abbia voluto ritrarre pure Leonardo da Vinci.
Arrivando a Loro Ciuffenna, borgo tra i più belli d’Italia, il tempo sembra rallentare. Qui tutto parla di arte e memoria: il torrente che lo attraversa, l’antica filanda, la torre dell’orologio e il museo dedicato al grande scultore Venturino Venturi, che con le sue opere ha lasciato un segno profondo nella cultura del Novecento. Poco distante, la Pieve di San Pietro a Gropina, con la sua architettura romanica e i simboli scolpiti nella pietra, racconta una storia millenaria che intreccia sacro e mistero.
Il Valdarno è così: una terra che porta impressi nel suo volto i segni del tempo, dove natura, arte e memoria si fondono in un paesaggio che continua a parlare a chi lo attraversa. È una valle da vivere, osservare e ascoltare, perché ogni scorcio racchiude storie antiche e bellezza senza tempo.





