Il biologico è la risposta concreta alla crisi climatica

Ora serve accellerare la trasizione energetica dice FederBio
In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, che quest’anno ha come focus il contrasto alle minacce climatiche e le soluzioni basate sulla natura “Inspired by Nature. For Climate. For Our Future”, FederBio sottolinea la necessità di incentivare sistemi produttivi sostenibili, in grado di ridurre l’impatto ambientale e proteggere le risorse fondamentali per la vita. Un ruolo centrale è affidato all’agroecologia, di cui l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano le espressioni più avanzate: metodi in grado di rigenerare i suoli, tutelare la biodiversità e rendere i sistemi agricoli più resilienti agli eventi estremi. Lo confermano studi autorevoli come il "Farming systems trial (Fst)”, il più lungo progetto di ricerca condotto dal Rodale Institute, che da 45 anni mette a confronto produzione biologica e convenzionale, valutando tutti gli aspetti chiave dei sistemi agricoli, compreso l’impatto sul climate change. I dati dell’analisi comparativa dimostrano che l’agricoltura biologica è in grado di incidere positivamente sulla mitigazione climatica, ad esempio attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra. L’approccio rigenerativo del biologico favorisce infatti il miglioramento della fertilità del suolo, aumenta il sequestro del carbonio e riduce in modo significativo le emissioni di protossido di azoto, uno dei gas climalteranti più rilevanti in agricoltura. In caso di eventi meteorologici estremi, le coltivazioni biologiche hanno registrato rese superiori rispetto all’agricoltura convenzionale. Anche la sperimentazione comparativa DOK Trial, condotta dall’Istituto FiBL in collaborazione con Agroscope, una delle più estese e durature, che dal 1978, mette a confronto sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali attesta che i suoli coltivati senza chimica di sintesi contribuiscono a ridurre l’impatto climatico dell’agricoltura. Le evidenze dello studio dimostrano come le emissioni di gas serra risultino inferiori del 44% nei terreni bio rispetto al sistema convenzionale. Inoltre, l’approccio biologico favorendo una maggiore attività microbiologica, migliora la struttura del terreno e la capacità di trattenere carbonio e acqua nell’humus. I risultati indicano, infine, che l’agricoltura biologica, grazie a una gestione più efficiente delle risorse idriche e alla migliore qualità del suolo, è in grado di resistere meglio ai periodi di siccità. “Cibo e clima sono indissolubilmente legati. Siccità, alluvioni e altri impatti meteo estremi stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura, – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio - Il cambiamento climatico è una realtà che colpisce ogni giorno agricoltori, territori e comunità. Gli impatti del clima impongono un cambio di paradigma. Non serve produrre di più per poi sprecare, bisogna produrre meglio, proteggendo le risorse da cui dipende il futuro dell’agricoltura stessa. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente vogliamo ricordare che la tutela del Pianeta passa anche dalle scelte del cibo che portiamo in tavola. Sostenere il biologico significa premiare un’agricoltura che lavora con la natura, non sfruttandola. La transizione verso sistemi bio è una leva decisiva per contrastare desertificazione, erosione e degrado ambientale. Per accelerare questo cambiamento serve, però, un impegno condiviso, capace di incentivare un sistema agroalimentare più sostenibile, in grado di garantire sicurezza alimentare e climatica”.





