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Un terzo del cibo va sprecato

Pubblicato il
03 Giugno 2026
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Il 5% dei prodotti agricoli non viene nemmeno raccolto

È la Giornata Mondiale dell’Ambiente e per quel che vale ci induce a una riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente e sull’impatto delle nostre scelte. Qui mi occupo volentieri solo di un aspetto, quello dei consumi alimentari e del loro spreco. Sappiamo, l’ultimo report di Waste Watcher ce lo ricorda, che ogni cittadina e cittadino italiano spreca quasi 30 kg all’anno di cibo. Cibo che è stato prodotto, raccolto, trasportato, confezionato e infine messo in vendita. Una filiera che ha un impatto sull’ambiente. Il solo cibo sprecato in Italia ha prodotto circa 128 kg di CO₂ equivalente all’anno. In capo a un anno è come se avessimo fatto circolare in più 1,6 milioni di auto. Poi lo spreco idrico perché anche in questo caso durante l’intera filiera di produzione e commercializzazione è stata usata acqua. Quanta? Oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, paragonabile a circa 74 mila piscine olimpioniche. Ma perché sprechiamo tanto cibo? Lo rivela lo stesso rapporto segnalando che lo spreco riguarda tutta la filiera dalla produzione al consumo, in questo tragitto si perde 1/3 del prodotto. Nella sola agricoltura va perso, perché non raccolto, il 4,5% del prodotto. Paradossalmente va meglio nell’anello finale della catena, quello domestico dove la percentuale di spreco si è ridotta del 10% rispetto al precedente rapporto. In casa si spreca soprattutto frutta, verdura e pane. Le cause? Al primo posto c’è ancora l’atavica paura di non avere abbastanza cibo in casa ma al secondo posto, in realtà a pari merito, si fa strada l’effetto delle vendite promozionali che inducono ad acquisti esagerati che poi, spesso, finiscono non consumati vanificando così anche l’obiettivo del risparmio. Dal rapporto emerge anche che passi avanti importanti contro lo spreco si sono fatti nella grande distribuzione che si sta dotando di strumenti idonei alla distribuzione del cibo invenduto, mentre si segnala la mancanza di progetti simili nella piccola distribuzione e nella ristorazione. Questi confronti aiutano a mostrare come lo spreco alimentare non riguardi soltanto ciò che viene gettato nel bidone, ma anche l’acqua, l’energia e le emissioni incorporate lungo tutta la filiera alimentare. «Sprecare cibo – ricorda ancora Andrea Segrè - significa

disperdere anche acqua, energia, suolo, lavoro ed emissioni incorporate nei processi di produzione, trasformazione, distribuzione e conservazione degli alimenti. Per questo è importante che tutti siamo consapevoli dell’impatto della pattumiera di casa nostra: possiamo cominciare scaricando gratuitamente la App Sprecometro dell’Università di Bologna: usarla aiuta in modo tangibile a migliorare la nostra consapevolezza e a potenziare la prevenzione dello spreco alimentare nelle nostre case»

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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