Il caffè, la bevanda “satanica” che conquistò il Papa

Quando il caffè arrivò in Europa nel XVI secolo, non tutti lo accolsero con entusiasmo. Anzi, molti religiosi lo consideravano una bevanda pericolosa, associata ai musulmani e ai loro riti. Il suo aroma intenso e l’effetto stimolante lo resero sospetto, tanto che alcuni ecclesiastici lo definirono una “pozione del diavolo”, da vietare per proteggere i fedeli.
Originario dell’Etiopia, il caffè si diffuse inizialmente nel mondo arabo, dove divenne popolare tra i sufi, che lo usavano per rimanere svegli durante le lunghe preghiere notturne. Nel XV secolo raggiunse lo Yemen e da lì si espanse nel Medio Oriente, in Persia e in Turchia, dove nacquero le prime qahwa (caffetterie). I mercanti veneziani lo introdussero poi in Europa, facendolo conoscere nelle corti e nei salotti dell’aristocrazia.
Si racconta che la questione arrivò fino a Papa Clemente VIII. Alcuni cardinali gli chiesero di scomunicare questa nuova bevanda, ma il Pontefice, incuriosito, volle prima assaggiarla. Dopo il primo sorso, pare abbia esclamato: “Questa bevanda del diavolo è così deliziosa che sarebbe un peccato lasciarla agli infedeli! Anzi, dovremmo battezzarla e farla nostra”.
Con questo gesto, il caffè ricevette una sorta di benedizione ufficiale e conquistò rapidamente l’Europa. Divenne presto di moda nelle corti e nacquero le prime caffetterie, luoghi di incontro per intellettuali e commercianti. Da bevanda sospetta a simbolo di socialità e cultura, il caffè riuscì a trasformarsi in un’abitudine quotidiana irrinunciabile.
Oggi, quella che un tempo era considerata una tentazione demoniaca è un rito diffuso in tutto il mondo. E chissà, senza il palato curioso di Clemente VIII, magari l’espresso non sarebbe mai diventato un’eccellenza italiana!





