In America tutti pazzi per il Prosecco

Vendite record, Ecco perché piace così tanto
Quindici anni fa in America nessuno conosceva il Prosecco, oggi ne comprano per 500 milioni di dollari e rappresenta il 30% dei consumi di vino italiano negli States. Sono i dati forniti da dall’Osservatorio UIV-Vinitaly, pubblicato in occasione di Vinitaly.USA (Chicago, 5-6 ottobre 2025). Qual è il segreto di questo successo?
Il Prosecco piace perché costa mediamente meno degli altri vini italiani, è versatile tanto che viene usato in gran parte per la produzione di cocktail. La bassa gradazione alcolica poi va incontro alle tendenze del mercato. Il fatto poi che si tratti di un prodotto italiano e quindi di un Paese a cui si riconosce una tradizione in campo vinicolo di grande importanza ha aiutato la diffusione delle denominazioni di origine controllata e garantita (DOC e DOCG). L’analisi rivela poi che il pubblico del Prosecco in America è costituito per il 60% da giovani e donne.
Secondo l’analisi di Vinitaly e Unione italiana vini, la quota del mercato statunitense è per il Prosecco superiore alla media del vino italiano (27% contro 24%) per un controvalore che nel 2024 ha raggiunto i 531 milioni di dollari. Record assoluto, che si rinnova di anno in anno fatta eccezione per la lieve pausa 2020, prima di una ripartenza – nei 4 anni successivi – che ha cumulato un ulteriore balzo a +90%. Un simbolo pop di condivisione e del bere accessibile che – per il responsabile dell’Osservatorio, Carlo Flamini -, vale al consumo 2,9 miliardi di dollari l’anno con prezzi medi di poco inferiori ai 18 dollari alla bottiglia (0,75/l). “In pochi anni – ha detto Flamini – il Prosecco è diventato il vino italiano con l’awareness più alta, a quota 40%. Un dato rilevante, se si considera la giovane età del prodotto e sempre più vicino a un vino simbolo come lo Champagne, che comanda con una notorietà al 52%. Ma dove il vino veneto ha già superato la bollicina francese è nella conversione all’acquisto, con una percentuale al 31% contro il 24% di quello transalpino”.





