Io l'ho visto così
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Cosa è stato Gelato Revolution
C’è una foto che meglio di tutto racconta cosa è stato Gelato Revolution. Si vedono tre bambini nascosti sotto a un tavolo che mangiano pane, burro e gelato alla fragola. Il burro l’hanno fatto loro insieme a un giovane e brillantissimo chef pasticcere, Franco Aliberti, e il gelato l’hanno visto fare da Simone Bonini, gelatiere e promotore insieme a noi di Gelato Revolution. Quella foto non possiamo mostrarla per il rispetto della privacy di quei bambini ma in questi giorni l’ho riguardata spesso perché lì c’è davvero tutto. Il progetto educativo che Gelato Revolution ha proposto (educare i bambini al gusto e alla curiosità), la partecipazione di grandi professionisti della ristorazione (Franco Aliberti e Marco Stabile tra questi), l’idea che il gelato non debba essere confinato nell’angusta prospettiva della coppetta da due gusti ma possa essere abbinato ai piatti anche di alta ristorazione così come a una semplice merenda. Gelato Revolution è stato questo, tanti bambini coinvolti nei laboratori, gli allievi degli istituti alberghieri che studiano le tecniche della gelateria e le parole che ci siamo detti in Palazzo Vecchio. Le parole che hanno accompagnato il convegno su “Il cibo mangia la città“. Queste quelle che ricordo. “Rispetto“, invocato dall’assessora al commercio Cecilia Del Re, rispetto che gli ospiti devono a Firenze ma anche quello che la città deve loro con una più attenta cura dell’offerta, anche gastronomica, proposta. “Riconversione“, quella invocata dall’urbanista Silvia Viviani, un concetto che credevamo si associasse solo alle periferie e che oggi invece tocca proprio il centro delle città snaturate dai flussi turistici che le assediano. “Scelta“ la parola dell’architetto Claudio Nardi pensando ai milioni di turisti ingabbiati in un programma che non comprende variazioni, né scoperte. “Sorpresa“, quella delle colleghe Eleonora Cozzella e Anna Prandoni di fronte al “mangificio“ a cui le nostre città sono ridotte, ma anche la consapevolezza che quei menù completi a 5 euro chiamano in causa anche la nostra capacità di fare informazione. “Coraggio“, infine quello invocato dall’amico Aldo Fiordelli perché senza la forza di denunciare quello che vediamo nelle vetrine e sui tavoli delle nostre belle piazze veniamo meno a un dovere. Le belle immagini della “città che mangia“ di Luca Managlia con cui abbiamo aperto la manifestazione hanno raccontato meglio delle parole quello che volevamo dire con “il cibo mangia la città“. Quelle montagne di cibo spazzatura, quei gelati che straboccano dalle vetrine con i loro colori cangianti, le tagliatelle cotte ore prima e rigirate sulla teglia come si farebbe con la terra, le file per anonimi panini presentati dalle guide turistiche come “un espressione artistica della città di Firenze“ sono il nostro presente. Non tutto è perduto se è vero che è bastato bloccare le licenze per la ristorazione nel centro della città per vedere abbassare il costo degli affitti. E’ quella una delle molle da far scattare. La rendita uccide la città perché la dequalifica. Un grande della pasticceria come Paolo Sacchetti, fiorentino esportato a Prato, ha confessato che mai potrebbe permettersi un attività come la sua nel centro di Firenze. Ma non basta. Occorre educazione al gusto, conoscenza almeno dei principi basilari dell’alimentazione (se un gelato non si scioglie al sole ce la vogliamo fare una domanda?). Gelato Revolution per quattro giorni è stato questo. Grazie a chi ci ha creduto e partecipato. A noi di Gola Gioconda è piaciuto proporlo, per le classifiche, le coppe e i trofei cercate altrove.
C’è una foto che meglio di tutto racconta cosa è stato Gelato Revolution. Si vedono tre bambini nascosti sotto a un tavolo che mangiano pane, burro e gelato alla fragola. Il burro l’hanno fatto loro insieme a un giovane e brillantissimo chef pasticcere, Franco Aliberti, e il gelato l’hanno visto fare da Simone Bonini, gelatiere e promotore insieme a noi di Gelato Revolution. Quella foto non possiamo mostrarla per il rispetto della privacy di quei bambini ma in questi giorni l’ho riguardata spesso perché lì c’è davvero tutto. Il progetto educativo che Gelato Revolution ha proposto (educare i bambini al gusto e alla curiosità), la partecipazione di grandi professionisti della ristorazione (Franco Aliberti e Marco Stabile tra questi), l’idea che il gelato non debba essere confinato nell’angusta prospettiva della coppetta da due gusti ma possa essere abbinato ai piatti anche di alta ristorazione così come a una semplice merenda. Gelato Revolution è stato questo, tanti bambini coinvolti nei laboratori, gli allievi degli istituti alberghieri che studiano le tecniche della gelateria e le parole che ci siamo detti in Palazzo Vecchio. Le parole che hanno accompagnato il convegno su “Il cibo mangia la città“. Queste quelle che ricordo. “Rispetto“, invocato dall’assessora al commercio Cecilia Del Re, rispetto che gli ospiti devono a Firenze ma anche quello che la città deve loro con una più attenta cura dell’offerta, anche gastronomica, proposta. “Riconversione“, quella invocata dall’urbanista Silvia Viviani, un concetto che credevamo si associasse solo alle periferie e che oggi invece tocca proprio il centro delle città snaturate dai flussi turistici che le assediano. “Scelta“ la parola dell’architetto Claudio Nardi pensando ai milioni di turisti ingabbiati in un programma che non comprende variazioni, né scoperte. “Sorpresa“, quella delle colleghe Eleonora Cozzella e Anna Prandoni di fronte al “mangificio“ a cui le nostre città sono ridotte, ma anche la consapevolezza che quei menù completi a 5 euro chiamano in causa anche la nostra capacità di fare informazione. “Coraggio“, infine quello invocato dall’amico Aldo Fiordelli perché senza la forza di denunciare quello che vediamo nelle vetrine e sui tavoli delle nostre belle piazze veniamo meno a un dovere. Le belle immagini della “città che mangia“ di Luca Managlia con cui abbiamo aperto la manifestazione hanno raccontato meglio delle parole quello che volevamo dire con “il cibo mangia la città“. Quelle montagne di cibo spazzatura, quei gelati che straboccano dalle vetrine con i loro colori cangianti, le tagliatelle cotte ore prima e rigirate sulla teglia come si farebbe con la terra, le file per anonimi panini presentati dalle guide turistiche come “un espressione artistica della città di Firenze“ sono il nostro presente. Non tutto è perduto se è vero che è bastato bloccare le licenze per la ristorazione nel centro della città per vedere abbassare il costo degli affitti. E’ quella una delle molle da far scattare. La rendita uccide la città perché la dequalifica. Un grande della pasticceria come Paolo Sacchetti, fiorentino esportato a Prato, ha confessato che mai potrebbe permettersi un attività come la sua nel centro di Firenze. Ma non basta. Occorre educazione al gusto, conoscenza almeno dei principi basilari dell’alimentazione (se un gelato non si scioglie al sole ce la vogliamo fare una domanda?). Gelato Revolution per quattro giorni è stato questo. Grazie a chi ci ha creduto e partecipato. A noi di Gola Gioconda è piaciuto proporlo, per le classifiche, le coppe e i trofei cercate altrove.