Panettoni è battaglia
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Senza esclusione di colpi
Per uno dei dolci tipici delle feste è stato un periodo faticoso. Attorno a una confezione di panettone (o di pandoro) si sono combattute battaglie senza esclusioni di colpi, compresi quelli fisici. Apre gli scontri l’ormai nota vicenda dei panettoni Melegatti, che per la verità erano già stati protagonisti loro malgrado anno scorso. Vi ricordate la campagna pubblicitaria omofoba (“con chi vuoi purché dell’altro sesso”) o quella confezione in stile funereo (nero e oro sponsorizzata da un altrettanto lugubre cantante)? Erano le avvisaglie di un fallimento, non certo perché il mercato non è più quello di una volta né per una concorrenza sleale ma piuttosto per un suicidio imprenditoriale. Infatti la Menegatti arriva al momento cruciale dell’anno con un istanza di fallimento. Il mondo social (con un imbeccata politica) parte per salvare l’azienda e i suoi dipendenti e in effetti da Verona migliaia di panettoni invadono l’Italia. E lì si scatena la seconda battaglia. Abbiamo salvato gli operai o gli incapaci proprietari? Mentre, chi aveva comprato un panettone pensando di compiere un gesto solidale si interrogava sull’utilità del suo gesto qualche chilometro più a sud centinaia di persone davano l’assalto a un supermercato che aveva messo in svendita (in pieno periodo natalizio) i pandori. Mamme, babbi, nonne e bambini nessuno è stato risparmiato dall’assalto al bancale carico di dolci in liquidazione. A chi si interroga ancora su cosa spinge delle miti persone a sopraffare il vicino per accappararsi un pandoro a poco più di due euro riproponiamo le nostre due teorie. La prima ha a che fare con la nostra natura più remota, di uomo primitivo che ha patito la fame e ne porta dentro ancora le conseguenze. Oggi che non saremmo capaci di cibarci in natura nemmeno per un giorno ci limitiamo ad assaltare supermercati. La seconda teoria, più realisticamente, ci dice che l’assalto al pandoro scontato e la fila per un pezzo di torta gratis alle feste dei centri commerciali sono indiscutibilmente l’inizio della fine di una specie. Magari anche i dinosauri si sono estinti così. L’ultima battaglia sui panettoni avrebbe potuto essere quella tra il prodotto artigianale e quello industriale. Ma qui non c’è storia perché ormai la forbice di prezzo che divide i due prodotti è tale che dovremmo parlare di due generi talmente diversi da non essere nemmeno comparabili. Si trovano prodotti di marca a poco più di due euro al chilo mentre un buon prodotto di pasticceria costa oltre trenta (ne abbiamo trovati anche a 36 euro al chilo). Sarebbe come confrontare una gazzosa con uno champagne. Hanno le bollicine ma che altro in comune?
Per uno dei dolci tipici delle feste è stato un periodo faticoso. Attorno a una confezione di panettone (o di pandoro) si sono combattute battaglie senza esclusioni di colpi, compresi quelli fisici. Apre gli scontri l’ormai nota vicenda dei panettoni Melegatti, che per la verità erano già stati protagonisti loro malgrado anno scorso. Vi ricordate la campagna pubblicitaria omofoba (“con chi vuoi purché dell’altro sesso”) o quella confezione in stile funereo (nero e oro sponsorizzata da un altrettanto lugubre cantante)? Erano le avvisaglie di un fallimento, non certo perché il mercato non è più quello di una volta né per una concorrenza sleale ma piuttosto per un suicidio imprenditoriale. Infatti la Menegatti arriva al momento cruciale dell’anno con un istanza di fallimento. Il mondo social (con un imbeccata politica) parte per salvare l’azienda e i suoi dipendenti e in effetti da Verona migliaia di panettoni invadono l’Italia. E lì si scatena la seconda battaglia. Abbiamo salvato gli operai o gli incapaci proprietari? Mentre, chi aveva comprato un panettone pensando di compiere un gesto solidale si interrogava sull’utilità del suo gesto qualche chilometro più a sud centinaia di persone davano l’assalto a un supermercato che aveva messo in svendita (in pieno periodo natalizio) i pandori. Mamme, babbi, nonne e bambini nessuno è stato risparmiato dall’assalto al bancale carico di dolci in liquidazione. A chi si interroga ancora su cosa spinge delle miti persone a sopraffare il vicino per accappararsi un pandoro a poco più di due euro riproponiamo le nostre due teorie. La prima ha a che fare con la nostra natura più remota, di uomo primitivo che ha patito la fame e ne porta dentro ancora le conseguenze. Oggi che non saremmo capaci di cibarci in natura nemmeno per un giorno ci limitiamo ad assaltare supermercati. La seconda teoria, più realisticamente, ci dice che l’assalto al pandoro scontato e la fila per un pezzo di torta gratis alle feste dei centri commerciali sono indiscutibilmente l’inizio della fine di una specie. Magari anche i dinosauri si sono estinti così. L’ultima battaglia sui panettoni avrebbe potuto essere quella tra il prodotto artigianale e quello industriale. Ma qui non c’è storia perché ormai la forbice di prezzo che divide i due prodotti è tale che dovremmo parlare di due generi talmente diversi da non essere nemmeno comparabili. Si trovano prodotti di marca a poco più di due euro al chilo mentre un buon prodotto di pasticceria costa oltre trenta (ne abbiamo trovati anche a 36 euro al chilo). Sarebbe come confrontare una gazzosa con uno champagne. Hanno le bollicine ma che altro in comune?





