La Cinta Senese e quell’incrocio benefico

Quasi estinta alla fine degli anni ’90 la razza suina oggi è celebrata dai migliori chef del mondo
Gli Etruschi e i Romani sicuramente l’avevano nei loro allevamenti e un esemplare si trova nell’affresco del 1338 “Gli effetti del Buon Governo in città e campagna” di Ambrogio Lorenzetti a Siena. Questo per dire che la Cinta Senese non è un maiale qualsiasi.
Frutto probabilmente di un incrocio tra i suini asiatici e quelli mediterranei è la razza di suino più riconoscibile per la particolare striscia bianca. Non sarebbe arrivata fino a noi se a metà del secolo scorso non si fosse iniziato a fare ricerca per identificare e isolare il DNA della Cinta Senese. Poi c’è voluto un gruppo di allevatori che decisero di partecipare alla reintroduzione di questa razza che alla fine degli anni ’90 era quasi estinta. Nel 2000 nasce il Consorzio di Tutela della Cinta Senese e nel 2012 arriva il marchio di Denominazione di Origine Protetta. Il disciplinare garantisce che gli animali sono nati, allevati e macellati in Toscana, che provengono da animali iscritti al registro, che provengono da allevamenti allo stato semibrado.
Nei giorni scorsi il Consorzio ha organizzato la Festa della Cinta Senese DOP con tanto di trekking tra i boschi, masterclass e degustazioni. «Con questa seconda edizione vogliamo rafforzare la consapevolezza intorno a un prodotto straordinario come la Cinta Senese DOP – spiega il Presidente del Consorzio Nicolò Savigni –. È un’occasione per unire allevatori, artigiani, cuochi, media e appassionati, e per raccontare una filiera che è identità e futuro della nostra regione».





