La Fruit Valley guarda avanti

Negli ultimi vent’anni la frutticoltura dell’Emilia-Romagna ha attraversato una crisi profonda: sono stati persi 30mila ettari di coltivazioni, dimezzato il valore produttivo e la regione ha ceduto la leadership su produzioni storiche come le pere.
Le cause principali sono il cambiamento climatico, la concorrenza internazionale e i costi elevati della manodopera. Il modello tradizionale, nato nel secolo scorso, non basta più a garantire reddito.
Serve innovazione: nuove varietà resistenti al clima, tecnologie di evoluzione assistita e modelli alternativi come l’agrivoltaico, che combina energia solare e coltivazioni, potrebbero aiutare a rilanciare il settore. La robotica è un’altra promessa: macchinari avanzati per la raccolta automatica riducono l’impatto della carenza di manodopera.
Ci sono segnali positivi: colture come il kiwi o il susino stanno reggendo, conquistando nuove quote di mercato. Tuttavia, senza interventi concreti su fiscalità e costi di lavoro, le aziende rischiano di perdere terreno rispetto a Paesi più competitivi come la Spagna.
La frutticoltura emiliano-romagnola ha ancora potenziale, ma è fondamentale un supporto deciso da parte delle istituzioni per garantirle un futuro.





