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La Pecora Nera di Lucca

Pubblicato il
13 Giugno 2025
Maurizio Izzo
DI Matteo Nicolin

Prima ristorante poi bar: dal 2007 una storia di inclusione

Nel linguaggio comune, l’espressione “pecora nera” indica una persona che si distingue in modo negativo o che non si adatta ai comportamenti del gruppo a cui appartiene. Nel centro di Lucca, affacciata su un giardino, questa espressione si legge su un’insegna, completata dal disegno di una pecora – giustamente – nera. Sotto questa insegna si trova un risto-bar. «Socialmente bar», come scrivono sul loro sito web, perché non è un bar come tanti, bensì un esempio duraturo e consolidato di inclusione. La Pecora Nera è una realtà presente nel centro storico lucchese da quasi 20 anni: «Nasce come ristorante nel 2007», spiega Adolfo Ragghianti, l’amministratore. «Il nome venne proposto da un nostro ragazzo per sottolineare la diversità rispetto agli altri ambienti di ristorazione». L’avventura del ristorante dura circa dieci anni. «Tuttavia, la gestione era pesante e gravosa a livello economico e abbiamo deciso di cambiare, di gestire qualcosa di più piccolo». Così, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, nel maggio 2018 apre l’attuale risto-bar all’interno del Giardino degli Osservanti, a pochi passi dall’iniziale sede in piazza San Francesco.

Ma come funziona, chi c’è dietro a La Pecora Nera? «La Pecora Nera è un’impresa sociale e ha come socio unico l’Anffas di Lucca. Lo scopo per cui La Pecora Nera è nata, prima come ristorante e adesso come bar, è quello di permettere l’inclusione lavorativa di ragazzi con disabilità intellettiva e relazionale», racconta Adolfo. «Attualmente abbiamo due ragazzi disabili con contratto a tempo indeterminato e speriamo di assumerne sempre di più. Chiaramente loro sono sotto contratto, ma non sono gli unici: molti altri vengono inseriti tramite differenti formule, come borse lavoro Asl e programmi di alternanza scuola-lavoro. Attorno al locale gira tutto il mondo della disabilità che fa parte dell’Anffas, dagli operatori, ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie. Tutto confluisce qui». Infatti, oltre al normale servizio da risto-bar, La Pecora Nera offre anche un ricco calendario di appuntamenti ed eventi: laboratori di cucina per ragazzi disabili, feste con karaoke, incontri di gruppo, giochi, balli, caccie al tesoro, addirittura pet therapy. «Sono attività ludiche, socializzanti ed educative, aperte e tutti coloro che vogliono partecipare».

Realtà come La Pecora Nera sono preziose proprio perché coinvolgono nel mondo del lavoro alcune categorie spesso lasciate in disparte: «Secondo noi le proposte che vengono fatte alla sfera della disabilità in ambito lavorativo sono molto scarse, soprattutto in una città non troppo grande come la nostra», sottolinea Adolfo. «L’inclusione lavorativa in un bar o in un ristorante, con contatto costante e diretto col pubblico, è la più soddisfacente per questi ragazzi. Spesso gli vengono offerte tipologie di lavoro più individuali e isolate (ad esempio come magazzinieri). Qui, invece, è impossibile isolarsi. Se poi hai la fortuna di creare una clientela fissa, nascono rapporti molto belli e inclusivi, con uno scambio reciproco». L’esperienza lavorativa a stretto contatto col pubblico aiuta fortemente questi ragazzi, la cui disabilità spesso compromette proprio la capacità di socializzare e relazionarsi con le persone. Ovviamente ci sono stati e ci saranno momenti più complicati e difficili: «Abbiamo vissuto varie esperienze, tra cui quella della pandemia da Covid-19. Durante quel periodo abbiamo dovuto sospendere l’inserimento dei ragazzi affetti da disabilità perché la gestione dell’attività si fece complessa e anche pericolosa. Una volta tornati a un minimo di normalità, abbiamo notato chiaramente come la lontananza dal locale avesse avuto degli effetti negativi su queste persone. Erano regrediti. Piano piano sono poi tornati ai livelli che avevamo piacevolmente visto nel periodo precedente alla pandemia. Hanno ripreso le loro normali capacità e, anzi, sono migliorati molto. Questo miglioramento non si nota soltanto qui, sul posto di lavoro: si nota soprattutto a casa, nella vita sociale con persone e parenti, nella loro quotidianità».

Maurizio Izzo

Matteo Nicolin

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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