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La trattoria del cuore

Pubblicato il
14 Dicembre 2017
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo
Avete ancora il vostro posto speciale dove mangiare? Fino a qualche anno fa andare a cena fuori voleva, anche, dire che si andava alla "nostra trattoria del cuore". Ne ho avute diverse, in città e anche fuori. Luoghi speciali non tanto per quello che si mangiava ma per l'atmosfera che si respirava. Frutto, appunto, della consuetudine, erano posti dove la conoscenza era reciproca. Loro conoscevano me ma io conoscevo loro. Avevo visto i figli avvicendarsi in cucina o in sala, i cambiamenti (pochi) nel menù e nell'arredo. Erano per me luoghi confortevoli. Non mi aspettavo di essere sorpreso né emozionato, mi aspettavo di mangiare serenamente, bene e di avere voglia di tornarci. Qualche sera fa abbiamo provato a cercare il nostro "posto del cuore" ma non l'abbiamo trovato. Qualcuno ha chiuso e qualcuno ha ceduto alla necessità di cambiare. Mentre cercavamo è risuonata la domanda che secondo me è la causa della chiusura del nostro posto del cuore, qualcuno infatti ha chiesto "che c'è di nuovo in città"? Ecco questa ricerca spasmodica del nuovo è la malattia di chi ama andare a cena fuori. Una sorta di bulimia che costringe a cercare solo posti appena aperti per probabilmente non tornarci più. E infatti i ristoranti sembrano porte girevoli, fai a tempo a conoscerne uno e lo trovi chiuso o cambiato. Mi manca il "nostro posto del cuore" e non è solo nostalgia di ristoranti che non ci sono più è rammarico per il mio (posso dire nostro?) atteggiamento. Frenetici, freddi, scostanti, iper critici. Quanto mi manca Gino e il suo sorriso e un menù che conoscevo a memoria.
Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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