Vai al contenuto principale

Ma quanto costa davvero l’olio extra vergine di oliva?

Pubblicato il
02 Novembre 2026
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Tra prezzo industriale e prezzo al frantoio una differenza di 15 euro al litro

Gli agricoltori pugliesi contestano il prezzo del prodotto sfuso che nelle principali piazze italiane, come quella di Bari, si sono stabilizzate in una fascia tra 4,30 e 4,75 euro al chilo, un crollo rispetto all’anno precedente del 47%. A queste cifre, dicono, non conviene nemmeno raccogliere. Ma cosa è successo, cosa vogliono dire queste quotazioni per i consumatori e che differenza c’è tra l’olio che troviamo al supermercato con prezzi spesso inferiori ai 9 euro al litro e quello che andiamo a prendere al frantoio dove il prezzo medio supera i 20 euro?

Andiamo per ordine, ma prima di tutto dobbiamo riconoscere che l’Italia non è più il primo produttore di olio extra vergine di oliva, ampiamente superata dalla Spagna e ormai insediata da Turchia, Portogallo e Marocco, mentre la Grecia ha subito un declino abbastanza simile al nostro. In sostanza l’olio prodotto in Italia copre a mala pena la metà del consumo nazionale, un po' perché l’olio migliore lo esportiamo e un pò perché siamo comunque i principali consumatori di olio extra vergine di oliva. Di conseguenza in Italia ogni anno entrano migliaia di tonnellate di olio dall’estero, soprattutto dalla Spagna diventata nel giro di pochi anni il più grande produttore mondiale grazie a uno stravolgimento del sistema produttivo con ingenti investimenti che ora stanno dando gli auspicati risultati. In sostanza una grande disponibilità di olio extra vergine di oliva a un prezzo più basso del nostro influenza il mercato a tal punto da livellare il prezzo medio per tutti. Ovviamente si parla di olio extra vergine comune e qui occorre fare un’altra precisazione. La Spagna è il leader assoluto e da sola copre il 35/40% del volume mondiale, gli oltre 2 milioni di ettari destinati all’olivicoltura sono il frutto di una rivoluzione che nel corso degli ultimi anni ha interessato intere regioni del Paese, in particolare l’Andalusia, con impianti super intensivi e filari meccanizzati. Enormi distese di piante, allineate, distanziate con costi di coltivazione e raccolta nettamente inferiori ai paesi concorrenti. È questo modello, imitato dal vicino Portogallo, ma ora esteso anche ai paesi del nord Africa che ha stravolto il mercato. Questo è l’olio extravergine di oliva che troviamo in gran parte al supermercato con la dicitura “olio comunitario”. Vederlo sugli scaffali a prezzi inferiori ai 9 euro al litro non è uno scandalo, se poi la grande distribuzione nell’ambito di precise strategie di mercato può spingersi fino a prezzi inferiori ai 5 euro questo è appunto frutto di strategie commerciali ma poco ha a che fare con la qualità dell’olio che resta quello che è: un olio extra vergine di oliva comune, frutto cioè di una miscela di oli, di diversa provenienza, di diversa qualità. L’impatto che queste produzioni hanno avuto sul mercato italiano è stato devastante perché produciamo molto olio dalle caratteristiche simili ma con un prezzo molto più alto. A differenza del modello intensivo della Spagna da noi l’olivicoltura è ancora quella che abbiamo ereditato, piante secolari, grande frammentazione, costi per la raccolta altissimi a cui negli ultimi anni si è aggiunta la piaga della Xylella. Di contro all’olio EVO italiano è riconosciuta una straordinaria ricchezza in termini di qualità, biodiversità e legame con il territorio. Il vero punto di forza dell'olio EVO italiano risiede nel suo immenso patrimonio genetico: l'Italia vanta oltre 530 varietà di olive (cultivar) catalogate, una ricchezza unica al mondo che si traduce in un ventaglio infinito di profili sensoriali. Se, in sostanza, noi prendiamo in considerazione i prodotti per i quali l’Italia ha ottenuto le certificazioni europee (prima assoluta per numero di riconoscimenti con oltre 40DOP e 7 IGP) e per citare solo le più famose come il Toscano IGP o Terra di Bari DOP, qui abbiamo prodotti che vincono il confronto qualità/prezzo e si impongono sul mercato nazionale e soprattutto estero con prezzi che vanno dai 25 fino ai 40 euro al litro. Lo stesso dicasi per i prodotti, spesso anche biologici, di piccoli produttori che possono offrire anche varietà monocultivar, come Moraiolo o Leccino e per le quali non dovremmo avere remore a spendere ben più di 25 euro al litro. Potremmo dire che sono, l’olio comunitario e quello del piccolo produttore, prodotti così diversi da appartenere a categorie distanti tra loro. Il primo risente delle logiche del mercato internazionale che possono, da un anno all’altro, stravolgere le quotazioni, l’altro è ancorato a costi di produzione difficilmente comprimibili anche se l’utilizzo d nuove tecnologie, soprattutto al frantoio, stanno aiutando i piccoli produttori. Diversa sarà ovviamente la prova d’assaggio. Ma l’olio extra vergine di oliva comune, sia mediterraneo che nazionale, non deve essere considerato necessariamente di pessima qualità, se però cerchiamo profumi e sapori decisi, inconfondibili, un prodotto che parla del territorio da cui proviene, che contribuisce alla difesa di una comunità allora sappiamo dove e a chi rivolgersi. 

 

 

 

 

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

Dal mondo social