Napoleone e il pollo alla Marengo

Giugno 1800, battaglia di Marengo. Napoleone Bonaparte ha appena sconfitto gli austriaci nel Piemonte meridionale. È stanco, affamato, ma fiero della vittoria. Ordina al suo cuoco personale, Dunand, di preparargli qualcosa al volo, con ciò che si riesce a recuperare in zona.
Non c’è molto: un pollo, qualche pomodoro, aglio, uova, pane, olio d’oliva… e dei gamberi d’acqua dolce, pescati in un vicino ruscello. Dunand improvvisa: fa rosolare il pollo con aglio e pomodoro, frigge delle uova, prepara crostini di pane e salta i gamberi in padella. Nasce così un piatto unico, sostanzioso e sorprendente: il pollo alla Marengo.
Napoleone lo divora. È convinto che quel piatto gli abbia portato fortuna, tanto da volerlo dopo ogni battaglia vinta. Guai a cambiare un solo ingrediente: perfino quando Dunand cercò di migliorarlo, togliendo i gamberi, il generale si rifiutò di mangiarlo.
Ancora oggi il pollo alla Marengo è ricordato come uno dei tanti esempi di come la cucina possa nascere da necessità impreviste e trasformarsi, con il tempo, in tradizione.





