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Non hanno premiato la carbonara

Pubblicato il
11 Dicembre 2025
Maurizio Izzo
DI Maurizio Izzo

Cosa significa il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana

Se le fanfare che hanno accompagnato il riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità tacciono un attimo si può provare a ragionare su cosa significa questo, pur importante, riconoscimento. Diciamo subito che non è un premio alle ricette italiane, nè alla cucina in quanto tale, che tra l’altro faremmo fatica a codificare come italiana. Non si tutela la carbonara o la bistecca, nè la lasagna o la amatriciana. Basterebbe leggere il riconoscimento in cui si descrive la cucina italiana “come un sistema culturale complesso”.  Non ricette o prodotti specifici, ma rituali condivisi, saperi tramandati, convivialità, legami profondi con i territori e un patrimonio di diversità regionali unico al mondo. Ecco cosa ci riconoscono all’UNESCO, di aver saputo tramandare uno stile di vita, un’idea di cucina che non è solo mangiare per necessità ma è stare insieme, prendersi tempo e cura di sé e degli altri. I curatori del rapporto sembrano sapere cosa significa per noi il cibo e quanta importanza diamo al fondamentale atto di mangiare. Il sedersi a tavola, apparecchiare, fare qualcosa in più se si hanno ospiti, avere una dispensa, curare un orto, mettere il basilico in un vaso sulla terrazza. E poi la cultura che si tramanda, le nonne che insegnano ai nipoti, le madri e i padri alle figlie e ai figli. Io ci vedo più casa che ristorante nel riconoscimento UNESCO. E poi c’è la qualità dei prodotti che in parte ci deriva dalla fortuna di essere una paese dove si può avere i formaggi d’alpeggio e le arance, il tonno e il capriolo e tanta biodiversità.

Ecco se si guarda a tutto questo bisogna riconoscere che, proprio nello spirito che anima da sempre i riconoscimenti materiali e immateriali come patrimonio dell’umanità, questa ricchezza è a rischio. L’UNESCO con questo titolo ci dice proprio questo, avete una tradizione e una ricchezza, custoditela. E noi sappiamo quanto è difficile, perchè la tradizione sta svanendo insieme agli stili di vita che l’hanno contraddistinta, la biodiversità è a rischio di fronte allo strapotere dell’omologazione. Insomma nelle tavole dei ristoranti che affollano le nostre città d’arte, nelle cucine improvvisate, nei contest televisivi, nei foodblogger non c’è traccia di quel patrimonio che l’UNESCO ci riconosce. Ed è purtroppo probabile che questo ennesimo riconoscimento favorisca ulteriormente la profusione di piatti farlocchi, cucine per turisti e forse, addirittura, l’imitazione dei nostri marchi all’estero.

Finite le fanfare potremmo ragionare di questo.

 

 

 

 

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo

Maurizio Izzo, giornalista, figlio di un cuoco e padre di un cuoco. Mi sono salvato dalle cucine ma non dalla passione per il cibo. Che mi piace anche raccontare.

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