Ora tocca alla pasta

Cosa c’è dietro la minaccia di Trump sui dazi?
Il 91,74%, non il 90 o il 100 ma il 91,74%, questo Trump ha stabilito essere il dazio da pagare per far arrivare la pasta italiana in America. Come l’abbia calcolato è un mistero, pare abbia fatto esaminare un paio di aziende, La Molisana e Garofalo, e abbia trovato che fanno dumping. Cioè le aziende italiane venderebbero pasta in America sottocosto pur di accaparrarsi il mercato a danno dei produttori locali. Il meccanismo è sempre lo stesso, per ora è una minaccia (i dazi entrerebbero in vigore a gennaio) e dicono gli americani c’è tempo per trattare, anche perché il 91,74% si aggiungerebbe al 15% già imposto per arrivare così a sfiorare il raddoppio del costo della pasta.
L’accusa di dumping è palesemente farlocca come dimostrano i prezzi forniti dagli stessi produttori da cui si evince che nelle grandi catene americane la pasta italiana costa in media circa 6 euro al kg, in Italia le stesse marche si aggirano sui 3,5.
Cosa nasconde allora la minaccia di Trump? Come al solito il tentativo di imporre una logica protezionista e stroncare un mercato che per l’Italia vale circa 800 milioni l’anno. Diciamo che Trump non si accontenta più di vendere ai pastifici italiani il grano con cui fanno la pasta tricolore ma vorrebbe averne una a stelle e strisce.



