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Quando un raggio di luce migliora il vino

Pubblicato il
03 Marzo 2026
Redazione Greenreport
DI Redazione Greenreport

Uno studio dell’Università di Pisa mostra come l’uso dei raggi UV-C in vigneto esalti colore e aromi delle uve senza ridurre la produzione

Vini più colorati, profumati e complessi? Basta un po’ di luce.
Nel cuore della Toscana, nella celebre Tenuta dell’Ornellaia a Bolgheri, l’Università di Pisa ha condotto uno studio che esplora l’uso mirato dei raggi UV-C direttamente in vigneto, una tecnologia già impiegata per controllare alcune malattie della vite e ridurre l’utilizzo di prodotti chimici.

Il progetto si è concentrato sui vigneti di Cabernet Sauvignon, dimostrando che applicazioni aggiuntive di luce UV-C durante la fase di maturazione stimolano la pianta a produrre una maggiore quantità di composti naturali responsabili del colore e del profilo aromatico del vino. Le uve trattate hanno mostrato concentrazioni più elevate di antociani e flavonoli, sostanze che conferiscono ai vini colori più intensi e stabili nel tempo, insieme a un aumento dei composti aromatici, per vini più complessi e profumati.

«Sapevamo che la luce UV può stimolare la pianta a produrre molecole legate alla qualità del vino, ma fino a oggi questi effetti erano stati osservati soprattutto in laboratorio – spiega Claudio D’Onofrio, professore di viticoltura all’Università di Pisa e coordinatore della ricerca – In questo lavoro abbiamo dimostrato che, anche in condizioni reali di vigneto, è possibile aumentare colore e aromi delle uve senza penalizzare la produzione. È un risultato interessante perché utilizza una tecnologia già esistente in modo più consapevole e mirato».

Un aspetto importante emerso dallo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plants, è che il protocollo sperimentale si limita a pochi interventi mirati durante la maturazione, ottimizzando il contenuto in metaboliti secondari senza modificare radicalmente le pratiche agronomiche. La produzione non risente degli interventi, gli indici vegeto-produttivi della pianta restano stabili e la quantità di uva non diminuisce.

«I risultati suggeriscono che la luce UV-C potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo per migliorare la qualità delle uve riducendo al contempo l’impatto ambientale della viticoltura – conclude D’Onofrio – Un tema di grande attualità per il settore, chiamato a coniugare sostenibilità, innovazione e qualità in un contesto climatico sempre più complesso».

 

 

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